// IGN ITALIA — GAMING
Xenoblade Chronicles: Definitive Edition su Switch 2: scoprire finalmente una pietra miliare nella sua forma migliore
Nella vita di ogni videogiocatore esiste una sorta di tacita, inconfessabile vergogna che colpisce presto o tardi chiunque: l'aver clamorosamente mancato l'appuntamento con un pezzo di storia. Mentre il mondo intero discettava del potere della Monade, si perdeva nelle sconfinate praterie di Bionis e imparava a memoria i dialoghi tra Shulk e compagni, io ero semplicemente altrove. Per sedici, lunghissimi anni, Xenoblade Chronicles è rimasto per me un monolite inesplorato, un capolavoro di cui conoscevo l'eco assordante, ma mai la voce diretta. Una mancanza, sia chiaro, che io per prima ritengo del tutto imperdonabile, ma che trova le sue radici in una disillusa costellazione di cause che ogni videogiocatore conosce fin troppo bene.
In primis, l'idra a più teste chiamata backlog, una creatura famelica che si allunga a dismisura nutrendosi delle nostre buone intenzioni, senza accorciarsi mai. A questo si aggiunge poi la tirannia del tempo: approcciarsi a un colosso di tale portata richiede un investimento che non può e non deve mai essere dato per scontato. E infine, il fattore forse più sottovalutato ma determinante: la mera e semplice disposizione d'animo. Sembrerà un dettaglio da poco, invece non lo è affatto; ho perso il conto delle volte in cui mi sono imbarcata in mastodontici GdR senza avere la costanza per mantenerne il ritmo, finendo per parcheggiarli in qualche angolo buio del dimenticatoio. E si sa, tentare di riprendere le fila di giochi tanto stratificati a mesi, se non anni, di distanza, rappresenta un onere difficilmente sostenibile.
Aver deciso di rompere questo stallo e colmare la voragine proprio quest'anno, prima ancora di sapere del lancio di Xenoblade Chronicles: Definitive Edition per Nintendo Switch 2, si è rivelata una coincidenza incredibilmente fortunata. Approcciarsi all'epopea di Tetsuya Takahashi con gli occhi nuovi di chi non ha mai impugnato il pad di Wii, il New Nintendo 3DS o la prima Switch, permette di compiere un esperimento affascinante. Spogliata del rassicurante e spesso ingannevole velo della nostalgia, mi trovo di fronte a un'opera che, slegata dalle storiche catene hardware che l'avevano tenuta in ostaggio, mostra la sua vera, ed è il caso di dirlo, definitiva natura. Quanto leggerete non è dunque il resoconto entusiasta ma consapevole di chi torna per l'ennesima volta a casa, bensì il diario di bordo di una prima, travolgente scoperta, vissuta attraverso le lenti di un aggiornamento che promette di rifinire le regole del viaggio.
Entrare per la prima volta nell'universo concepito da Tetsuya Takahashi significa scontrarsi con un worldbuilding di un'ambizione autoriale disarmante. L'idea stessa di far fiorire la vita e la civiltà sui cadaveri titanici di due dèi addormentati, Bionis e Mechonis, eternamente bloccati nello spasmo di un duello mortale, non è un mero capriccio quanto l'impalcatura metafisica su cui si regge l'intera narrazione. Sin dalle prime battute, quando si viene strappati alla placida routine della Colonia 9 dall'assalto dei Mechon, emerge tutta la spietatezza di un racconto che rifiuta di adagiarsi sui morbidi cliché del genere. Il trauma scatenante, l'innesco della brutale vendetta del protagonista Shulk, è crudo e viscerale, privo di quelle edulcorazioni a cui una parte del panorama odierno ci ha purtroppo abituati.
Eppure, sarebbe un errore grossolano incasellare l'epopea di Xenoblade Chronicles come una semplice e lineare parabola di rivalsa. Ben presto, la sceneggiatura compie una torsione netta verso tematiche di respiro enormemente più ampio. Al centro esatto di questo vortice filosofico vi è la Monade, una lama arcana capace non solo di fendere l'indistruttibile corazza meccanica dei nemici, ma di lacerare il velo del tempo stesso, concedendo a chi la impugna visioni nefaste del futuro. È in questo preciso snodo che l'opera svela la sua reale caratura: il gioco si trasforma in una maestosa riflessione sul determinismo e sul libero arbitrio. Scrutare l'inelut