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La mela di tua nipote potrebbe essere diversa da quella di oggi
Colorado Wheat ha pubblicato una prima stima secondo cui il raccolto di grano invernale dello Stato è stato il più scarso dal 1965. Prima della mietitura, una stagione inizialmente calda e asciutta è stata interrotta da un brusco gelo, seguito appena due giorni dopo da temperature vicine a 32,2 °C. La sequenza mostra quali pressioni possono investire le colture quando condizioni estreme e rapide oscillazioni termiche si sovrappongono.
Al termine della stagione, il 73% delle coltivazioni risultava in condizioni scarse o pessime. Il singolo episodio non dimostra che il riscaldamento globale abbia causato ogni danno osservato, ma è coerente con un rischio ben documentato: il cambiamento climatico aumenta la probabilità e l'intensità di siccità, ondate di calore e anomalie capaci di colpire le piante in fasi delicate del loro sviluppo.
La mela che mangeranno le prossime generazioni rappresenta quindi un esempio di una trasformazione più ampia, non la previsione certa che un particolare frutto cambierà sapore o aspetto. Regioni produttive, calendari agricoli e varietà coltivabili potrebbero mutare, mentre alcune raccolte diventeranno più irregolari. Sugli scaffali, gli effetti potrebbero manifestarsi attraverso disponibilità intermittente, prezzi più alti o sostituzioni tra prodotti.
Il problema non riguarda soltanto la quantità. Esperimenti e studi precedenti indicano che concentrazioni maggiori di anidride carbonica possono ridurre proteine, ferro, magnesio e altri micronutrienti in diverse colture, attraverso processi biologici non ancora compresi completamente. La concentrazione atmosferica mensile ha ormai superato le 420 parti per milione, contro circa 280 prima dell'industrializzazione, e potrebbe raggiungere almeno 550 entro la fine del secolo negli scenari meno favorevoli.
Una ricerca pubblicata nel 2018 ha stimato che il solo effetto della CO2 sulle colture potrebbe esporre entro il 2050 altri 175 milioni di persone a carenza di zinco e altri 122 milioni a insufficienza proteica. Sono proiezioni basate su scenari, non conteggi inevitabili: politiche agricole, adattamento e andamento delle emissioni possono modificare il risultato. Inoltre, parte della perdita nutrizionale osservata rispetto agli anni Cinquanta dipende dalla selezione di piante orientata soprattutto alla resa.
Alle variazioni nutrizionali si aggiungono l'intrusione di acqua salata nei terreni costieri, la diffusione di funghi patogeni e le pressioni sugli impollinatori. Nei mari, l'acidificazione degli oceani e il degrado delle barriere coralline minacciano catene alimentari dalle quali dipendono numerose comunità. Acque più calde possono inoltre favorire fioriture algali nocive, capaci di contaminare molluschi con neurotossine, mentre temperature elevate accelerano il deterioramento degli alimenti.
Le conseguenze saranno più dure nelle regioni che non possono compensare una raccolta fallita importando cibo. Nei Paesi più ricchi sono invece plausibili carenze temporanee, rincari e limiti agli acquisti di determinati prodotti. La futura sicurezza alimentare dipenderà perciò non soltanto dalle rese, ma anche dalla qualità nutrizionale, dalla stabilità delle forniture e dalla capacità di adattare colture e sistemi di distribuzione.
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