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Tre cose che rimpiango dei vecchi videogiochi: si stava meglio quando si stava peggio!
Oggi la nostalgia mi ha colpito in pieno volto. Spinto dal desiderio di riscoprire le emozioni della mia infanzia videoludica, oggi ho connesso al mio televisore il Super Nintendo Classic Mini, che contiene al suo interno alcune fra le avventure con le quali sono cresciuto fra la fine degli anni '90 e i primi duemila.
Così, mentre mi godevo una sessione di gioco con Super Mario World, mi sono chiesto: cosa mi manca di quell'epoca e di questo modo di fare i videogiochi? Il primo punto che mi è venuto in mente riguarda l'immediatezza con cui era possibile giocare ai giochi, un tempo. Niente download, aggiornamenti vari, DLC, contenuti extra e così via. Compravi una cartuccia e sapevi che in quel pezzo di plastica ingiallito nel tempo c'era sostanzialmente tutto. I giochi uscivano quando erano pronti, e non c'era nessun early access o versione 1.0 che sarebbe poi stata corretta in seguito. Ovviamente i bug erano presenti anche all'epoca, ma i prodotti erano nella maggioranza dei casi pronti per il pubblico nel momento in cui arrivavano sugli scaffali.
Il secondo aspetto riguarda il fattore difficoltà. Sebbene non sia mai stato un amante dei giochi "troppo difficili" e, in linea di massima, non mi ritenga un giocatore da Soul's Like, all'epoca i titoli esprimevano il loro linguaggio di design anche attraverso la difficoltà dei livelli e dei boss. Morire più e più volte in un determinato punto era la norma, e ti consentiva di imparare a memoria i passaggi necessari per superarlo. In più, metteteci anche che ai tempi del primo NES spesso non era possibile salvare, quindi ogni volta si era costretti a ripartire da capo nella speranza di arrivare ai titoli di coda. Oggi, anche per la FOMO, non accetto più la difficoltà nei giochi e vivo le avventure pensando già alla prossima. Un pensiero che ai tempi non facevo semplicemente perché il mercato non era così saturo.
Infine, il terzo aspetto che più mi manca dei tempi che furono riguarda la manualistica con cui venivano venduti i videogiochi. Proprio nelle ultime ore abbiamo scoperto che il prossimo GTA 6 arriverà in versione "fisica" senza disco. Una notizia figlia dei nostri tempi, mi verrebbe da dire. Durante il periodo d'oro del gaming, a cavallo fra gli anni '90 e i primi duemila, acquistare un gioco significava anche poter sfogliare manuali colorati e ricchissimi di informazioni, scatole realizzate con una cura maniacale e con grafiche imperdibili. Un'esperienza che oggi è sostanzialmente impossibile da ritrovare, quantomeno nelle versioni "base" dei giochi.
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