// TOM'S HARDWARE ITALIA — HARDWARE & GADGET
Micron firma accordi miliardari, ma la RAM resta poco
Micron ha firmato una serie di accordi strategici di fornitura che valgono circa 100 miliardi di dollari di ricavi minimi contrattualizzati, ma il messaggio ai clienti è tutt'altro che rassicurante: la disponibilità di memoria resterà tesa ancora a lungo. Il gruppo non indica una finestra precisa per il ritorno a un equilibrio tra domanda e offerta, segno che la crisi della RAM non è un episodio passeggero.
Il dato centrale riguarda 14 dei 16 accordi già sottoscritti: secondo Micron, questi contratti garantiscono una base di ricavi pari ad almeno 100 miliardi di dollari lungo la durata residua degli accordi, assumendo volumi e prezzi minimi. La società prevede inoltre 22 miliardi di dollari tra depositi in contanti e altri impegni finanziari collegati alla prenotazione della capacità produttiva futura.
I contratti coinvolgono quattro clienti definiti molto grandi e tre clienti di medie dimensioni, cioè soggetti che in precedenza non avevano assunto impegni di lungo periodo di questo tipo. La durata standard copre il periodo dal 2026 al 2030, mentre gli accordi automotive sono più brevi e si fermano a tre anni. È una struttura che vincola domanda, prezzi minimi e capacità in modo molto più rigido rispetto al passato.
Al centro ci sono DRAM e 3D NAND, due componenti fondamentali per PC, server, SSD, smartphone e sistemi embedded. Micron sostiene che l'offerta di memoria sarà insufficiente nel 2027 e potrà migliorare solo gradualmente nel 2028. Anche con nuovi investimenti, aumentare la capacità produttiva richiede tempo, macchinari, wafer, linee qualificate e contratti di approvvigionamento a monte.
Il cambio di scala è evidente: accordi di lungo periodo esistevano già, soprattutto con clienti selezionati come Apple o NVIDIA, ma arrivare a 16 intese cambia il peso di questo modello nel business della società. Micron indica che i contratti firmati rappresentano circa il 20% dei volumi DRAM e il 33% dei volumi NAND previsti fino al 2030.
La pressione arriva soprattutto dai data center AI, che stanno assorbendo grandi quantità di memoria ad alta capacità e storage veloce. La domanda legata all'infrastruttura per l'intelligenza artificiale non compete solo con il mercato server tradizionale, ma finisce per condizionare anche notebook, SSD consumer, workstation e prodotti embedded, perché la capacità produttiva disponibile resta la stessa.
Per i clienti, versare depositi o assumere impegni finanziari vincolanti significa trasformare la memoria in una voce strategica di supply chain, non più in una componente acquistabile a mercato quando serve. Per Micron, invece, questi contratti riducono l'incertezza sui ricavi futuri, ma non risolvono il nodo industriale: se la domanda continua a crescere più rapidamente dell'offerta, i prezzi della RAM resteranno vulnerabili a nuove spinte al rialzo.