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Hot Wheels Infinite Rush Recensione: un racing Open World a tutto gas ma con qualche limite
Milestone rivoluziona la serie Hot Wheels con Infinite Rush, offrendo un Open World arcade ambizioso ma carente di originalità e varietà.
Il nome di Milestone, per gli appassionati del medium videoludico, fa rima con ‘racing game'. Ok, forse non proprio letteralmente, ma lo studio meneghino è ormai riconosciuto a livello planetario come artefice di grandi giochi di corse, siano essi complessi simulatori sul mondo delle due ruote (come la serie di MotoGP e quella di RIDE) oppure divertenti declinazioni arcade delle competizioni automobilistiche (eccovi la recensione di Screamer, a tal proposito). Proprio a quest'ultima categoria appartiene la dilogia di Hot Wheels Unleashed, dedicata al celeberrimo franchise di macchinine presente sul mercato dal 1968 e prodotto dalla leggendaria Mattel. Tuttavia, sebbene i due capitoli di questa fortunata serie avessero raccolto un certo consenso da parte di critica e pubblico, per la terza iterazione della joint venture tra Milestone e Hot Wheels il collettivo milanese ha coraggiosamente deciso di rivoluzionare la formula ludica del progetto confezionando un titolo tutto nuovo, a partire dal nome: Hot Wheels Infinite Rush.La vecchia impostazione a gare singole lascia spazio a un mondo aperto liberamente esplorabile a bordo di uno degli oltre 150 veicoli (sia originali che su licenza) inclusi nel pacchetto, pieno di attività opzionali e corse al fulmicotone su tracciati memorabili. Un gioco profondamente più ambizioso dei due Unleashed, dunque, che tenta addirittura di ripercorrere le orme dei grandi colossi del racing open world come Forza Horizon. Ma sarà andato tutto per il verso giusto? Scopriamolo insieme.
Come vi anticipavamo in apertura, Infinite Rush adotta una struttura sandbox a mondo aperto che vi consentirà di scorrazzare senza particolari limitazioni in un grande arcipelago composto da quattro isolotti tematici, differenti per biomi, ambientazione e offerta contenutistica. Si va dallo scenario urbano di Wheelswood, che fa il verso al patinato conglomerato cittadino di Hollywood, Los Angeles, a quello polveroso di Gearville che ricalca le suggestioni desertiche dell'outback australiano;
dall'isola tropicale di Tentacle Bay all'immancabile reinterpretazione dell'atmosfera giapponese di Drifty Temples, con tanto di pagode, castelli medievali e una versione rivisitata del monte Fiji che si staglia all'orizzonte. Benché, almeno sulla carta, si tratti di un concept alquanto interessante che avrebbe potuto senz'altro infondere nuova linfa vitale a un titolo a marchio Hot Wheels proiettando l'esperienza verso nuove vette qualitative, dobbiamo ammettere che, ahinoi, il risultato è decisamente inferiore a quanto fosse lecito aspettarsi. Ciascuno dei quattro isolotti, pur essendo caratterizzato da una buona estensione e da un buon colpo d'occhio (dovuto anche all'inclusione di alcuni tracciati classici del brand), risulta fin da subito privo di vita e sprovvisto degli stimoli fondamentali per rendere coinvolgente un mondo aperto di tali proporzioni. Capiamo bene che l'intenzione fosse quella di restituire al pubblico la sensazione di trovarsi alla guida di un modellino giocattolo nel contesto di una sorta di diorama, un microcosmo plasticoso che imita la realtà, ma la penuria di attività stuzzicanti in un setting così asettico sgonfia già dopo poche ore la curiosità di scandagliarne ogni anfratto.La selezione delle modalità di gara, inoltre, gioca in modo piuttosto conservativo proponendo un ventaglio di opzioni tradizionali che spaziano dalle corse a checkpoint a quelle contro il tempo passando per gli eventi a eliminazione e quelli a punteggio. L'obiettivo è quello di partecipare alle competizioni ‘principali' in modo da accumulare trofei (facendo attenzione anche ai compiti facoltativi di ciascuna corsa) e sbloccare le sfide contro i Rusher, veri e propri boss da battere per ottenere la loro auto e avanzare nella carriera.
Tutte le declinazioni della nuova opera di Milestone funzionan