// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La gente non ne può più di testi scritti con l'AI, inizia (finalmente) la marcia indietro?
Ad agosto 2026 Clay, startup di San Francisco valutata 7 miliardi di dollari, ha messo per iscritto una regola per i suoi dipendenti: chi usa l'intelligenza artificiale per scrivere un documento di lavoro resta comunque responsabile di ogni riga, comprese le idee che non ha scritto lui stesso. L'ha redatta l'ingegnera Sophie Alpert, dopo essersi accorta che i colleghi si scambiavano testi allungati dall'AI accompagnati dalla frase "ignora pure quella parte". Nello stesso mese altre due aziende tech, l'olandese Polarsteps e la tedesca Leapsome, hanno scritto regole simili, e un'inchiesta ha ricostruito i tre casi per la prima volta.
Il caso più citato riguarda Victor Riparbelli, cofondatore della società di AI video Synthesia, che ha fatto girare fra i dipendenti un conto elementare: una persona risparmia dieci minuti scrivendo con l'AI, ma se altri dieci colleghi ne perdono altrettanti per capire cosa intendeva dire, il saldo aziendale è negativo. Lo stesso paradosso è al centro di uno studio di settembre 2025 firmato da BetterUp e dal Social Media Lab di Stanford su 1.150 impiegati USA a tempo pieno: il 40% ha ricevuto nell'ultimo mese un documento di questo tipo da un collega, e ognuno impiega in media due ore per decifrarlo, un costo che i ricercatori stimano in 9 milioni di dollari l'anno per un'azienda da 10.000 dipendenti.
Alpert non ha scritto la regola per teoria: le sono arrivati cinque documenti chiaramente scritti dall'AI in una sola settimana, e da lì è partita la policy che impone di rispondere di ogni riga firmata. Ad Amsterdam, la CEO di Polarsteps Clare Jones ha scelto una strada diversa: obbliga chi usa l'AI per una bozza a dichiararlo e a far combaciare il testo finale con il proprio ragionamento, perché una regola scritta evita di doverlo spiegare di persona a ogni occasione.
A Berlino e New York, Leapsome ha comunicato a metà agosto ai suoi 130 dipendenti una linea simile per voce della VP Jessica Zwaan: chi risponde "l'ha scritta l'AI" quando gli si chiede cosa intendeva dire deve comunque spiegarlo lui stesso. La regola fissa una soglia netta: un documento lungo nato da un prompt breve finisce cestinato.
Nessuna delle tre policy vieta l'intelligenza artificiale. Tutte e tre spostano il costo all'indietro, dal lettore verso chi ha generato il testo: un'ammissione implicita che quel costo restava finora a carico di manager e colleghi, pagato in silenzio ogni volta che dovevano rileggere.
Riparbelli dirige un'azienda che vende video generati dall'AI, eppure è lui a mettere per iscritto il conto che dimostra quanto costi, in tempo altrui, il contenuto sintetico mal calibrato: una contraddizione che vale una riga. Il problema di fondo, di cui Tom's Hardware ha già scritto, tocca ogni processo aziendale, testi compresi, dove un output generato in pochi secondi finisce per richiedere ore di verifica umana a valle.
La policy risolve la responsabilità formale di chi firma, lasciando intatto l'incentivo di chi guadagna tempo scrivendo. Chi scrive con l'AI continua a risparmiare i propri dieci minuti a prescindere dalla regola, e quel risparmio personale resta più immediato del costo che si scarica su chi legge. Finché il calcolo personale resta favorevole a chi scrive, una firma in fondo al documento sposta la responsabilità e lascia intatto il conto economico che l'ha causata.
È del tutto normale, e lo si sapeva già da prima, che il responsabile del materiale prodotto resti comunque la persona che ci mette il nome: lo si ripete da sempre anche su Tom's Hardware. È singolare che un certo mondo aziendale e professionale sembri accorgersene solo adesso, trovandosi a dover dire alle persone che sono responsabili loro anche quando a scrivere è stata l'AI.
Chi cerca un punto di partenza pratico, più che una regola scritta da copiare, trova una guida già pubblicata con tre prompt per costruire una policy aziendale sull'AI in poco tempo.
1 azienda su 20 vieta l'AI ai dipendenti, ma quasi nessuna ha davvero deciso