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11 milioni per liberarsi di Microsoft, la Svizzera cerca sovranità e Open Source
La Cancelleria Federale svizzera ha stanziato 9 milioni di franchi, circa 11 milioni di dollari, per un progetto pilota che porta la suite open source openDesk su 3.000 postazioni dell’amministrazione federale entro la fine del 2027. È una frazione dei 54.000 computer del governo, il 7% circa, e il sistema dovrà gestire email, calendario, documenti, telefonia e videoconferenze al posto degli strumenti Microsoft 365 attualmente in uso.
openDesk resta accanto a Microsoft 365, e almeno per il momento le due soluzioni coesisteranno. Il Cyber Command dell’esercito svizzero, su un binario separato e più veloce, punta a completare la propria migrazione entro ottobre 2026. Il progetto arriva dopo un test con 172 dipendenti, il programma PoC BOSS, e dopo il rincaro del 5-8% imposto da Microsoft sui listini di Microsoft 365 a luglio 2026.
Matthias Stürmer, docente all’Università di Berna, indica tre motivi dietro il pilota: la dipendenza eccessiva da un unico fornitore statunitense danneggia gli sforzi di protezione dei dati, perché un governo estero potrebbe in teoria costringere Microsoft a fornire accesso ai file dei cittadini svizzeri; poi l’affidabilità dei sistemi in uso; infine, per ultimi ma comunque presenti, i costi di licenza. Il rincaro di luglio ha reso quell’ultimo punto visibile in bolletta prima ancora che nel dibattito pubblico sulla sovranità.
Il pilota copre appena il 7% delle postazioni federali, e per di più gira accanto a Microsoft 365 invece che al suo posto: la sovranità digitale dichiarata nel comunicato della Cancelleria federale e la dipendenza concreta restano entrambe in piedi alla fine del progetto, almeno fino al 2027. Il tema non è isolato: la sovranità digitale europea si gioca su più fronti, mentre altrove si sostituisce Microsoft con OnlyOffice, e la Commissione Europea stessa ammette i limiti di un'uscita rapida dal cloud americano.
A decidere il pilota è la Cancelleria federale, che tocca il 7% delle postazioni; a pagare l’eventuale scala intera, se il progetto reggerà, saranno le casse pubbliche su tutti i 54.000 posti di lavoro, a un costo moltiplicato rispetto ai 9 milioni attuali. Chi in azienda valuta un piano di uscita simile da un fornitore radicato trova nel caso svizzero la stessa lezione: il conto si paga già al livello del pilota, prima di sapere se la sostituzione integrale reggerà. Il costo di uscita da un fornitore radicato pesa nello stesso modo su un governo con ampi margini di manovra e su un'azienda privata con margini più stretti: la scala cambia, il meccanismo resta identico.
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