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Licenziati ma ancora più ricchi, il paradosso dell'AI fa piovere sul bagnato
Morgan Stanley ha detto venerdì 11 settembre che i lavoratori più esposti ai tagli di posti legati all'intelligenza artificiale sono anche quelli con più da guadagnarci. L'economista della banca Heather Berger ha scritto che le famiglie americane più istruite, più ricche e più urbane (il gruppo che il suo team chiama CHIC, dall'acronimo di college-educated, high-income, city-dwelling) sono al tempo stesso le più esposte alla sostituzione dei propri compiti da parte dell'IA e le meglio posizionate per intercettarne i vantaggi: aumenti di stipendio legati alla produttività, nuovi posti di lavoro, crescita del patrimonio, prezzi più bassi. Lo sostiene la nota di ricerca interna della banca, firmata da Berger.
I numeri che Berger porta a sostegno vengono dagli stessi dati della banca: quasi il 70% di chi lavora in un mestiere molto esposto all'IA ha una laurea, contro circa il 10% di chi lavora in un mestiere poco esposto, e lo stipendio mediano dei primi supera i 97.000 dollari contro i 46.000 dei secondi. Secondo l'economista, i lavoratori più giovani di quel gruppo rischiano di vedere sostituiti i compiti più ripetitivi, mentre i colleghi più esperti dovrebbero beneficiare degli aumenti di produttività senza perdere il posto, e gli annunci di lavoro legati all'IA comparsi finora, aggiunge Berger, sono rivolti a chi guadagna già di più.
Il calcolo dietro al report è netto, anche se nessuno lo dichiara: rassicurare chi possiede azioni tiene in piedi la fiducia nel trade su cui la banca stessa scommette. Morgan Stanley non è un osservatore neutro: la sua divisione di ricerca azionaria prevede che le azioni legate all'IA copriranno quasi il 40% degli utili aggiuntivi dell'S&P 500 nei prossimi trimestri, la stessa scommessa che arricchisce gli investitori e potrebbe affondarli. Dire ai clienti più ricchi che l'intelligenza artificiale li premia, invece di minacciarli, è anche un modo per non far vacillare quella scommessa.
Il vero cuscinetto contro un taglio di stipendio è il portafoglio azionario. Fra il primo trimestre 2024 e il primo trimestre 2026 il patrimonio delle famiglie americane è cresciuto di circa 21.000 miliardi di dollari, e la metà di quell'aumento viene dalle azioni possedute direttamente, che pesano appena il 30% del patrimonio totale delle famiglie. Le azioni contano poco nel patrimonio complessivo, ma da sole spiegano metà della crescita recente.
Quella crescita si concentra in poche mani: il 20% più ricco delle famiglie possiede l'87% delle azioni e dei fondi comuni, le famiglie con almeno una laurea l'85%, gli over 55 il 79%.
Per il gruppo più ricco il patrimonio azionario vale sei volte il reddito da lavoro, 49.800 miliardi di dollari contro 8.300; per il 40% più povero vale quanto uno stipendio annuo, 1.700 miliardi contro 1.800. Basta un aumento del 4% nel valore del portafoglio, calcola Morgan Stanley, per compensare un calo dell'1% di reddito da lavoro legato all'IA.
Una ricerca indipendente di Apollo Global Management racconta una storia più stretta e meno consolante. Incrocia l'Anthropic Economic Index con i dati del Bureau of Labor Statistics fra il 2015 e il 2025, ed esamina 321 occupazioni statunitensi: solo 11 superano la soglia di alta esposizione all'IA. In quel gruppo ristretto la crescita salariale reale dopo il 2023 rallenta di 6,7 punti percentuali rispetto al resto dell'economia, senza un calo occupazionale misurabile.
L'effetto si concentra sul quartile di reddito più basso, con un rallentamento di 10,7 punti, ed è quasi nullo su quello più alto: la stima è di 5,8 milioni di lavoratori, il 3,7% della forza lavoro statunitense, che perdono insieme 28 miliardi di dollari l'anno di crescita salariale mancata.
Lo avevamo raccontato: il taglio sullo stipendio pesa più della sostituzione del posto, ed è un fenomeno più silenzioso dei licenziamenti che fanno notizia. Il report di Berger arriva anche come replica a una previsione di Amodei, che aveva annunciato la scomparsa di metà dei lavori