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MV Agusta in crisi: cosa succede davvero alla fabbrica di Schiranna?
Il marchio italiano chiarisce la situazione finanziaria dopo l'uscita da KTM: avviata la procedura di risanamento, con immatricolazioni in crescita nel 2026.
MV Agusta non sta attraversando un momento semplice. La casa varesina ha ammesso di dover fare i conti con problemi finanziari e operativi non di poco conto, spiegando di essere al lavoro da mesi per ritrovare stabilità dopo l’uscita del gruppo KTM. Al tempo stesso, da Schiranna ci tengono a precisare che le notizie circolate di recente fanno confusione, mescolando dati reali con indiscrezioni mai confermate.
Sul futuro dello stabilimento le voci si sono rincorse rapidamente, specialmente dopo le ricostruzioni pubblicate dai portali web di settore che parlavano di una catena di montaggio ferma. Non solo. Si è detto anche di un presunto accordo con la cinese CFMoto pronta a rilevare il 49% delle quote. Su nessuno di questi due punti, però, l’azienda ha voluto fornire conferme.
La novità sostanziale confermata dal marchio riguarda invece l’accesso alla Composizione Negoziata della Crisi (CNC). È la procedura prevista dalla legge italiana per aiutare le società che affrontano uno squilibrio finanziario a sedersi al tavolo con i creditori e trovare una via d’uscita.
Da Varese parlano di uno “squilibrio” temporaneo. L’ingresso in questo percorso non significa affatto che la società stia per chiudere o sia in liquidazione, anche perché per accedere alla procedura servono per legge presupposti concreti di ripresa.
I problemi attuali affondano le radici proprio nel rapporto con KTM. Negli anni passati sotto la stessa gestione, l’integrazione tra le due aziende era diventata profonda. Quando poi il controllo è tornato interamente in mano ad Art of Mobility, la holding della famiglia Sardarov, MV Agusta ha dovuto rimboccarsi le maniche per ricostruire da zero la propria indipendenza operativa e industriale.
Come spiegano dalla stessa azienda, dopo la separazione dagli austriaci e il riacquisto del 100% delle quote da parte di Art of Mobility, è iniziato un percorso complesso durato diversi mesi, mirato a recuperare l’equilibrio su tutti i fronti.
Tornare a fare da sé non è stato un passaggio immediato. La forte integrazione degli anni precedenti ha reso la transizione delicata, costringendo il management a riattivare in casa tutti quei processi necessari per far funzionare la macchina aziendale in autonomia.
Nel frattempo resta aperto il capitolo sulla proprietà. Art of Mobility sta valutando diverse opzioni per capire se e come ritoccare l’assetto azionario. Senza citare direttamente CFMoto, l’azienda ha fatto sapere che alcune piste sono state analizzate a fondo e poi scartate perché non sostenibili o prive delle condizioni necessarie.
Ce ne sono altre, invece, ancora sul tavolo. Il quadro societario rimane insomma aperto e, sebbene i dialoghi proseguano, non c’è ancora alcun nuovo socio ufficiale. Dalla sede di Varese hanno voluto anche prendere le distanze dalla pioggia di rumor degli ultimi giorni, ipotizzando che certe soffiate possano arrivare da soggetti che hanno preso parte ai recenti incontri trattativi.