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Anthropic si dice «in utile» per il secondo trimestre di fila, ma è contabilità “fantasiosa”
Anthropic ha detto a un ristretto gruppo di investitori che chiuderà anche il trimestre in corso con un utile operativo rettificato, il secondo di fila dopo quello di aprile-giugno, secondo quanto riportato dal Financial Times. La notizia arriva mentre la società guidata da Dario Amodei prepara la quotazione a Wall Street, con l'obiettivo di sbarcare al Nasdaq già in ottobre e una valutazione che gli investitori discutono fino a 2.000 miliardi di dollari. La cifra emerge da una ricostruzione delle conversazioni riservate che Anthropic ha avuto con gli investitori: lo racconta chi ha visto la comunicazione, prima che i dettagli arrivino nei documenti della quotazione.
Il margine lordo dichiarato supera l'80%, ma il dato lascia fuori due voci pesanti: la revenue sharing con i partner del cloud (Amazon, Google e ora anche SpaceX) e i costi di training dei modelli. L'utile operativo rettificato di cui parla Anthropic è una metrica non-GAAP che di norma esclude anche le stock option assegnate ai dipendenti: è il numero che l'azienda mostra a chi dovrà decidere se comprare le sue azioni in Borsa. Un bilancio certificato includerebbe anche le voci che qui restano fuori.
Il messaggio implicito è lo stesso ad ogni annuncio di questo tipo, anche se nessuno lo scrive apertamente: guarda quanto sono già solido, fidati prima ancora che arrivi la Borsa a giudicare. Qui "solido" è una parola scelta da chi deve venderti le azioni, prima che sia un verdetto di chi le controlla davvero.
"Utile operativo rettificato" è la metrica con cui le aziende ancora private raccontano agli investitori un profitto ripulito dalle voci che scelgono di trattare come eccezionali. Il punto critico è proprio questa scelta: la revenue sharing con i cloud provider e i costi di training dei modelli restano il costo ricorrente più pesante dell'attività di Anthropic, quello che si ripete ogni trimestre invece di sparire dopo uno. Escluderli dal calcolo trasforma un margine lordo probabilmente modesto in un numero costruito apposta per il roadshow di Borsa: il margine lordo che Anthropic mostra è la cifra che ha scelto di raccontare.
Anthropic non è ancora soggetta agli obblighi di reporting della SEC riservati alle società quotate: i numeri circolano perché qualcuno li ha comunicati a un gruppo scelto di investitori, un canale informale, senza il deposito di un documento contabile pubblico. Un bilancio certificato, quello che Anthropic dovrà depositare per la quotazione, aggiunge le stock option, le imposte, gli interessi sul debito contratto per pagare la capacità di calcolo, oltre alle due voci già citate. Il margine lordo pari all'80% dichiarato oggi misura quanto Anthropic incassa per ogni dollaro di token venduto; quanto le resta in tasca a fine trimestre è un conto diverso, che quella singola percentuale da sola ancora non mostra.
Una tariffa scontata per due mesi può decidere se un trimestre chiude in utile o in rosso, ed è un contratto con il fornitore di calcolo a deciderlo, prima ancora di chi paga ogni giorno per usare Claude.
Il precedente di aprile-giugno 2026, il primo trimestre in utile mai rivendicato da Anthropic, invita alla stessa cautela: una proiezione circolata già a maggio indicava un utile operativo rettificato di 559 milioni di dollari su ricavi previsti per 10,9 miliardi, poi saliti a un consuntivo di 11,5 miliardi. Proprio in quei due mesi Anthropic ha cominciato a pagare SpaceX per l'uso del cluster Colossus-2 a una tariffa di rampa scontata rispetto al regime a pieno costo partito da luglio, un dettaglio contrattuale ricostruito dal giornalista Ed Zitron a partire dall'S-1 depositato da SpaceX alla SEC. Un'analisi indipendente pubblicata a gennaio 2026 aveva già ridimensionato le proiezioni di margine lordo di Anthropic, con costi di inferenza superiori del 23% rispetto alle attese interne: ogni margine che l'azienda comunica ai propri investitori merita, prima di diventare un bilancio pubblico verificabile, lo stesso scetticismo che