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Trump toglie i limiti alla CO₂ delle centrali: cosa rischia il clima?
L’amministrazione Trump, attraverso l’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione ambientale, ha disposto la revoca delle regole federali che limitavano le emissioni climalteranti delle centrali alimentate a carbone e gas naturale. Il provvedimento elimina gli standard introdotti durante la presidenza Biden, che prevedevano la cattura del 90% delle emissioni per gli impianti interessati. La decisione rimuove uno strumento di contenimento dell’inquinamento prodotto dalla maggiore fonte fissa di gas serra degli Stati Uniti.
Secondo i dati dell’agenzia, nel 2023 le centrali elettriche statunitensi hanno generato oltre 1,4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e altri gas climalteranti. Le emissioni del settore erano in progressiva diminuzione dal 2011, ma il suo contributo rimane consistente. Considerando tutte le sorgenti, comprese quelle mobili, il primo posto spetta invece ai trasporti, responsabili di oltre un quarto delle emissioni nazionali.
L’amministratore dell’EPA, Lee Zeldin, presenta la revoca come una misura per sostenere l’energia nazionale e ridurre le bollette. Nella dichiarazione che accompagna il provvedimento, sostiene che le politiche di Obama e Biden abbiano penalizzato il carbone e promette prezzi più bassi e maggiore occupazione. Si tratta degli effetti prospettati dall’amministrazione: il materiale disponibile non quantifica la riduzione delle tariffe elettriche attesa dalla decisione.
La revoca si inserisce in una serie di interventi sulla regolazione delle emissioni. A febbraio l’amministrazione aveva già cancellato l’endangerment finding, la determinazione con cui l’EPA aveva riconosciuto nel 2009 che sei gas serra minacciavano la salute e il benessere della popolazione attraverso i loro effetti sul clima. Quel riconoscimento seguiva una decisione della Corte Suprema che, due anni prima, aveva aperto alla regolamentazione di questi gas come inquinanti atmosferici.
Il fondamento fisico del rischio è la capacità dei gas serra di trattenere calore e contribuire al riscaldamento globale, riconosciuta dallo stesso Zeldin durante l’audizione di conferma al Senato. Rachel Cleetus, responsabile delle politiche climatiche della Union of Concerned Scientists, contesta l’orientamento dell’agenzia e sottolinea che le centrali restano una fonte significativa di emissioni su scala mondiale. La sua critica riguarda l’indebolimento delle misure contro il cambiamento climatico mentre continuano ad accumularsi gas nell’atmosfera.
Le conseguenze potrebbero estendersi alle possibilità d’intervento delle future amministrazioni. La cancellazione della determinazione del 2009, insieme alla rimozione degli standard per trasporti e centrali, potrebbe rendere più difficile introdurre nuovi vincoli senza una legge specifica o modifiche al Clean Air Act approvate dal Congresso. L’amministrazione aveva già eliminato precedenti regole sulle emissioni dei veicoli e sugli standard di efficienza dei consumi.
Il Natural Resources Defense Council ha annunciato che porterà la decisione in tribunale. Meredith Hankins, direttrice legale dell’organizzazione per le politiche climatiche federali, sostiene che ignorare i danni di queste emissioni alla popolazione violi il Clean Air Act e i precedenti della Corte Suprema. L’associazione richiama i rischi per le comunità esposte a incendi, ondate di calore e tempeste aggravati dal riscaldamento globale, preparando così una contestazione giudiziaria della revoca.
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