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Gli USA confermano armi in orbita: cosa cambia per i satelliti?
Il segretario dell’Aeronautica statunitense Meink ha confermato pubblicamente che gli Stati Uniti hanno schierato armi in orbita. La funzione dichiarata è proteggere le forze armate dalle azioni ostili contro le loro capacità spaziali. L’annuncio è arrivato alla conferenza Air, Space & Cyber, vicino a Washington. Per la Space Force, la difesa delle infrastrutture da cui dipendono comunicazioni, navigazione e operazioni militari comprende quindi anche armamenti collocati nello spazio.
I satelliti forniscono da decenni collegamenti radio, navigazione e allerta contro i missili. A questi compiti si aggiungono sensori per individuare bersagli e connessioni a banda larga attraverso reti come Starlink. La conseguenza concreta riguarda la continuità dei servizi: compromettere un’infrastruttura orbitale può interrompere i collegamenti che utilizzano quella rete. Per chi segue la tecnologia, la protezione delle infrastrutture comprende sia la disponibilità delle connessioni sia la sicurezza dei dati, tema che attraversa anche la corsa statunitense verso una nuova crittografia resistente ai computer quantistici.
Nel dibattito militare, le possibili armi contro i satelliti appartengono a famiglie con effetti molto diversi. I sistemi a energia diretta, come i laser, concentrano energia sul bersaglio; il disturbo a radiofrequenza interferisce con i segnali utilizzati dai collegamenti; le armi cinetiche possono invece distruggere fisicamente un veicolo spaziale. Sono categorie generali, utilizzabili attraverso piattaforme terrestri oppure orbitali, alle quali ricondurre le capacità discusse dai vertici militari.
Un esempio concreto già reso pubblico è Meadowlands, un sistema mobile terrestre per disturbare le comunicazioni satellitari. La Space Force ne ha annunciato l’accettazione operativa in giugno. La sua collocazione al suolo lo distingue dai sistemi oggetto della nuova dichiarazione: un’arma può agire su un satellite anche trasmettendo interferenze dalla Terra, senza dover raggiungere fisicamente il bersaglio in orbita.
Il contesto comprende le accuse rivolte dagli Stati Uniti alla Russia: funzionari americani hanno segnalato un apparente test antisatellite orbitale nel 2020 e denunciato lo schieramento di armi operative nel 2024. Anche le manovre della Cina vengono osservate con attenzione. Nel rapporto Space Threat Assessment del 2025, gli analisti del Center for Strategic and International Studies descrivono satelliti cinesi altamente manovrabili come una possibile base tecnologica per capacità contro altri mezzi spaziali.
La distinzione fra tre famiglie di armi e due possibili collocazioni, a terra o nello spazio, produce le sei categorie richiamate nel 2025 dal generale Chance Saltzman. L’allora capo delle operazioni spaziali sosteneva che altri Paesi stessero perseguendo tutte e sei le opzioni e che gli Stati Uniti ne stessero sviluppando soltanto una parte. Saltzman si era espresso a favore di un ampliamento delle capacità americane.
Meink ha motivato la divulgazione con la deterrenza: rendere nota l’esistenza di queste armi serve, nelle intenzioni del Pentagono, a scoraggiare azioni ostili. Il limite dell’annuncio è tecnico e verificabile: non sono stati comunicati il tipo di armamento, le prestazioni, la data di schieramento o gli eventuali test, quindi le capacità effettive dei sistemi restano da valutare sulla base di informazioni pubbliche.
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