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Lagarde: dobbiamo diventare una potenza AI, o resteremo ostaggi degli altri
La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha detto lunedì 14 settembre, in un discorso a Vienna, che l'Europa rischia di ritrovarsi senza vera libertà di scelta sull'intelligenza artificiale: o rinuncia alla crescita perché non riesce a proteggere i propri dati, oppure adotta l'AI in fretta e diventa così dipendente da rischiare di perdere il controllo su come organizzare la propria economia secondo i propri valori.
I numeri che Lagarde ha portato a sostegno sono netti: gli Stati Uniti ospitano il 75% della capacità di calcolo AI del mondo, l'Europa solo il 5%, e il divario è destinato a più che sestuplicare nel prossimo decennio se le tendenze attuali non cambiano. L'anno scorso gli Stati Uniti hanno prodotto 59 modelli AI di rilievo, la Cina 35, Francia e Regno Unito uno ciascuna. Nessun partner commerciale, ha detto Lagarde, ha mai avuto una leva simile sull'Europa, "e potrebbe essere usata in qualunque negoziato, sui dazi come sulle tasse digitali".
Lagarde ha reso lo scenario concreto invece che astratto, in un discorso che entra nel dettaglio: entro pochi anni, ha detto, l'AI controllerà le merci alla frontiera, deciderà quali dichiarazioni dei redditi ispezionare, farà muovere i treni, sorveglierà i pazienti nei reparti e smisterà i pagamenti nelle banche. "Un ritiro dell'accesso, o un cambiamento nelle condizioni, raggiungerebbe allora ogni settore in una volta sola", ha aggiunto.
Il contesto dietro l'avvertimento è la stessa amministrazione Trump: dazi imposti agli alleati europei, richieste di acquisire la Groenlandia, territorio autonomo del regno di Danimarca, e il ritiro di truppe Usa dall'Europa per contrasti politici hanno già eroso la fiducia reciproca negli ultimi mesi, nello stesso periodo in cui Bruxelles discute un 'tasto di spegnimento' normativo contro i fornitori cloud stranieri.
La dipendenza finanziaria corre già nella direzione opposta a quella che l'indipendenza tecnologica promette di correggere. Le grandi aziende tech statunitensi hanno venduto oltre 60 miliardi di euro in obbligazioni denominate in euro solo nel 2026, e cinque nomi, Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle, pesano per il 15% della crescita di quelle obbligazioni nei portafogli degli investitori dell'area euro. I fondi pensione europei continuano a comprare quel debito e le azioni tech Usa nonostante gli stessi avvertimenti della Bce sul rischio.
Costruire capacità richiede tempo anche quando i soldi ci sono. In Europa i data center già esistenti aspettano fino a sette anni per l'allaccio alla rete elettrica, un collo di bottiglia che nessun piano di investimento risolve da solo, mentre il continente cerca margini di manovra anche fuori dai data center.
Lagarde stessa indica la via d'uscita: investire abbastanza da rendere quella leva inutile. Se l'Europa costruisce la propria capacità di calcolo, ha detto, "la minaccia di essere tagliati fuori perde forza". Il piano InvestAI da 200 miliardi punta lì, ma chi decide quei miliardi di investimento pubblico e chi ne pagherà il conto, fra debito comune e contributi nazionali, restano due questioni ancora aperte nel ritardo europeo sull'AI.
Chi presenta il conto, alla fine, non è mai chi ha firmato l'investimento.
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