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A quanto pare, giocare a Super Mario 64 ha fatto aumentare le dimensioni del tuo cervello
Nelle ultime ore sono tornati a circolare sul web alcuni articoli scientifici che riassumono i risultati di un esperimento condotto allo scopo di verificare il possibile legame tra i videogiochi e la plasticità del cervello umano. Ad onor del vero, tale studio è stato realizzato nel 2014 e suggerisce che giocare ai videogiochi possa aumentare attivamente la quantità di materia grigia presente in alcune aree fondamentali del cervello.
Lo studio recentemente riscoperto è stato realizzato da Anish Moonka, un utente X che sul proprio account riporta alla luce curiosità provenienti dal mondo scientifico. Il lavoro cita i risultati raccolti dalla dottoressa Simone Kuhn, direttrice del Centre for Environmental Neuroscience del Max Planck Institute di Berlno. Chiedendo a 23 adulti di giocare a Super Mario su Nintendo DS per 30 minuti al giorno tutti i giorni per due mesi, la dottoressa ha messo a confronto i risultati con quelli ottenuti da un secondo gruppo di partecipanti che invece non ha mai giocato a nessun videogioco. Prima dell’inizio dello studio, i ricercatori hanno analizzato il cervello di tutti i partecipanti tramite scansioni MRI.
I risultati hanno evidenziato un “aumento significativo della materia grigia” in almeno tre aree del cervello dei partecipanti che avevano giocato: l’ippocampo destro, la corteccia prefrontale destra e il cervelletto bilaterale. Nel gruppo che non aveva giocato, invece, non sono stati osservati gli stessi incrementi. Particolarmente interessante è il ruolo svolto dalle aree coinvolte: stando a quanto affermato, la formazione ippocampale è associata alla costruzione e alla comprensione delle mappe spaziali, mentre la corteccia prefrontrale è coinvolta nella pianificazione e nel processo decisionale strategico. Il cervelletto invece svolge un ruolo nelle abilità motorie, compresi i movimenti reattivi e il ritmo.
Sono tutte capacità che trovano un’applicazione diretta nei videogiochi: Super Mario 64 DS infatti richiede consapevolezza dello spazio, capacità decisionale e tempi di reazione. Secondo le conclusioni di Kuhn, il gaming può quindi favorire la plasticità cerebrale: la ricercatrice ha inoltre ipotizzato che, con ulteriori studi, i videogiochi potrebbero essere utilizzati come forma di neuroterapia, contribuendo potenzialmente a contrastare gli effetti di disturbi come PTSD, schizofrenia e malattue neurodegenerative. Un risultato che, almeno secondo l’autore del testo, offre anche una risposta piuttosto efficace a chi sostiene che “i videogiochi ti bruciano il cervello”,
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Playing Super Mario 64 for 30 minutes a day for two months physically grew the brains of the people who played it. A 2014 study in Molecular Psychiatry scanned participants before and after two months of daily play and found increases in grey matter in three regions involved in… pic.twitter.com/oxvFAvl38p