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Recensioni iPhone 18 Pro, cambia poco ma dove serve
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Ora che iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max sono rimasti per circa una settimana nelle mani dei primi recensori il quadro che emerge è convergente: l’aspetto che non cambia può essere fuorviante perchè nell’uso ci sono novità che posso pesare soprattutto se rispetto a modelli non recenti.
La lettura che torna in gran parte delle prove è infatti quella di un prodotto evolutivo, un iPhone 17S come lo chiama Engadget poco spettacolare esteriormente, ma sul quale Apple ha lavorato con profitto dando benefici in ambiti specifici e spesso anche cruciali.
La principale novità è, ovviamente, il diaframma fisico variabile della fotocamera principale da 48 megapixel, regolabile a f/1.48, f/1.8, f/2.8 e f/4.
Le prove confermano prima di tutto che il sistema ha effetti ottici reali. Cambiando apertura varia la quantità di luce che raggiunge il sensore e cambia anche la profondità di campo, sebbene le dimensioni del sensore di uno smartphone impongano limiti piuttosto evidenti rispetto a una fotocamera tradizionale.
9to5Mac ha messo iPhone 18 Pro Max accanto al 17 Pro Max e ha trovato alcuni vantaggi facilmente misurabili: ISO inferiori a parità di tempo in condizioni di scarsa illuminazione, tempi più brevi per la modalità Notte, maggiore profondità di campo a f/4 con soggetti ravvicinati e una vera sfocatura ottica utilizzando f/1.48.
Il cambiamento non va però interpretato come un salto universale nella qualità di ogni fotografia. Engadget, provando gli estremi f/1.48 e f/4, osserva che in diverse situazioni la differenza sullo sfondo è molto sottile. Il vantaggio diventa più interessante quando il diaframma viene combinato con gli altri controlli fotografici.
CNET insiste soprattutto su questo aspetto. Nelle prove di Patrick Holland, pubblicate da CNET e riprese integralmente da Yahoo Tech, il diaframma permette per esempio di ottenere veri starburst dalle sorgenti luminose e rende l’esperienza fotografica più vicina a quella di una macchina fotografica dedicata.
Il suo valore maggiore sembra quindi stare nella possibilità di intervenire otticamente sull’immagine prima dello scatto, invece di lasciare quasi tutto il lavoro all’elaborazione computazionale.
