// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
I log dei chatbot usati come prova non convincono la giuria, nodo privacy per le imprese
Per le imprese italiane che stanno portando ChatGPT e altri assistenti generativi dentro processi commerciali, legali e tecnici, il processo sul Palisades Fire mostra un passaggio concreto: le conversazioni con un chatbot possono finire nel fascicolo di una causa come prova in giudizio, anche quando poi non bastano a convincere una giuria. Il caso arriva dagli Stati Uniti, ma parla direttamente a chi in Italia deve decidere policy interne, retention dei dati, accessi degli amministratori e limiti all'uso di account personali.
Secondo il resoconto pubblicato da The Verge, i procuratori hanno usato i log di ChatGPT nel processo contro Jonathan Rinderknecht, accusato di aver appiccato un incendio il giorno di Capodanno 2025, poi diventato uno dei roghi più letali nella storia di Los Angeles. La giuria non ha raggiunto un verdetto: il voto è stato 10 a 2 a favore della difesa e il giudice ha dichiarato il mistrial, cioè l'annullamento del processo per mancata decisione unanime.
La tesi dell'accusa non si fondava solo sulla cronologia del chatbot. I procuratori hanno richiamato anche dati di localizzazione dell'iPhone, riprese delle telecamere di sicurezza e testimonianze. In quel quadro sono stati inseriti anche i log di ChatGPT, trasformando interazioni normalmente percepite come conversazioni private o esplorative in un elemento processuale da valutare davanti ai giurati.
Stando a quanto riportato, l'accusa ha sostenuto che Rinderknecht avesse chiesto a ChatGPT di generare immagini di incendi, avesse domandato al chatbot Why am I so angry all the time? e avesse scritto sfoghi contro i ricchi, accusati di distruggere il mondo. I procuratori hanno citato anche una registrazione dello schermo nella quale l'imputato chiedeva se una persona potesse essere ritenuta responsabile di un incendio partito da una sigaretta.
Il passaggio decisivo, per il mondo aziendale, è che il contenuto non è stato trattato come rumore digitale irrilevante. Una giurata ha detto a CBS LA di non considerare quei log una prova di qualcosa e di parlare con ChatGPT continuamente; secondo la sua valutazione, l'uso del chatbot non indicava un difetto di carattere. La prova digitale è quindi entrata nel processo, ma il suo peso probatorio è rimasto controverso.
In Europa il punto di partenza non è la discovery statunitense, ma la disciplina dei dati personali. Se un dipendente inserisce in un chatbot nomi di clienti, dati di progetto, informazioni sanitarie, contestazioni disciplinari, documenti riservati o dati di fornitori, l'azienda deve trattare quella traccia come un dato governato da regole interne e da obblighi normativi, non come una chat informale separata dai sistemi aziendali.
Il testo del GDPR su EUR-Lex fissa principi come Regolamento (UE) 2016/679, liceità, minimizzazione e limitazione della conservazione. Tradotto in pratica, l'adozione di strumenti generativi in azienda richiede istruzioni su quali dati non devono essere inseriti, chi può accedere alla cronologia, per quanto tempo conservarla e con quale base giuridica trattarla.
L'Italia ha già un precedente specifico su ChatGPT. Nel provvedimento italiano su ChatGPT, il Garante privacy ha disposto il 30 marzo 2023 una limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti di OpenAI. L'Autorità ha richiamato il data breach del 20 marzo, la mancanza di informativa e l'assenza di una base giuridica per la raccolta e conservazione massiccia di dati personali a fini di addestramento; OpenAI doveva comunicare entro 20 giorni le misure adottate, con rischio di sanzione fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato globale annuo.
Il lavoro europeo è poi proseguito sul piano coordinato. Il rapporto EDPB sulla task force ChatGPT, pubblicato il 24 maggio 2024, è collegato ai temi dell'enforcement GDPR, della cooperazione tra autorità e dell'intelligenza artificiale. Per i responsabili privacy italiani il segnale operativo è chiaro: l'uso di chatbot generalisti n