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L'IA propone una terapia per il tumore al polmone: funzionerà?
Un gruppo della Stanford University, guidato dall’informatico James Zou, ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale che ha proposto una strategia terapeutica contro il tumore al polmone, partendo dall’analisi di dati già disponibili. Descritto in uno studio pubblicato su Science, Virtual Biotech organizza migliaia di agenti artificiali in una struttura simile a un’azienda biotecnologica, capace di distribuire compiti che vanno dall’individuazione dei bersagli molecolari alla progettazione degli studi clinici.
Al vertice della struttura c’è un agente con il ruolo di direttore scientifico, che assegna il lavoro a divisioni specializzate. Gli agenti di IA sono sistemi capaci di eseguire attività articolate in più passaggi, interagendo con modelli linguistici o con altri agenti. Questa organizzazione permette di affrontare separatamente problemi collegati fra loro, riproducendo alcune delle competenze che servono nello sviluppo di un farmaco.
Per lo studio, i ricercatori hanno utilizzato versioni di Claude, il modello linguistico sviluppato da Anthropic. Secondo Zou, l’architettura può però funzionare anche con altri modelli avanzati, compresi quelli open source eseguibili sui computer dei ricercatori. Il modello linguistico costituisce quindi il motore degli agenti, mentre la distribuzione delle responsabilità è definita dall’organizzazione del sistema.
Una prima prova ha riguardato i risultati pubblicati di oltre 55.000 studi clinici su farmaci destinati a numerose patologie. Il direttore scientifico virtuale ha assegnato a 37.075 agenti l’esame di una singola sperimentazione in fase avanzata ciascuno. Altri agenti hanno cercato possibili indicatori di successo nei dati sull’attività dei geni nei diversi tipi di cellule, mettendo in relazione informazioni molecolari e risultati dello sviluppo farmaceutico.
L’analisi ha individuato un’associazione: i farmaci diretti contro proteine attive in tipi cellulari specifici avevano una probabilità di arrivare sul mercato quasi del 50% superiore rispetto agli altri. La specificità cellulare è così emersa come possibile indicatore dell’esito dello sviluppo di un farmaco. Su un diverso livello, quello della risposta dei pazienti, si collocano le ricerche sul sangue come possibile indicatore dell’esito delle cure per il tumore al polmone.
Per la dimostrazione dedicata al cancro polmonare, il punto di partenza è stato fornito dagli esseri umani: il gruppo ha chiesto al sistema di valutare la proteina CD276. Ricerche precedenti suggerivano che questa proteina attenuasse le risposte immunitarie e fosse molto espressa nei tumori del polmone. Esaminando dati già raccolti, gli agenti l’hanno selezionata come candidata per un intervento terapeutico.
La strategia proposta consiste in un anticorpo coniugato a farmaco: un anticorpo capace di riconoscere CD276 viene collegato a una sostanza antitumorale, con l’obiettivo di indirizzarla verso il bersaglio. Zou e i collaboratori, con il contributo di revisori esterni, hanno giudicato promettente questa strada. Le previsioni del sistema, tuttavia, non sono state validate con esperimenti né con sperimentazioni cliniche, e Virtual Biotech deve ancora essere valutato nel processo reale di scoperta di un farmaco.
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