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Raspberry Pi contro gli scalper, ma a pagare sono anche gli utenti onesti
Raspberry Pi ha confermato che il firmware delle sue schede impedisce di modificare la quantità di RAM installata in fabbrica, una restrizione che blocca sia gli aggiornamenti non ufficiali sia alcune riparazioni con chip equivalenti. La questione è emersa sui forum ufficiali dell'azienda britannica, dopo che un utente aveva sostituito la memoria di un Compute Module 5 senza riuscire a far riconoscere il nuovo chip da 4 GB. A rispondere è stato PhilE, ingegnere e moderatore del forum, secondo cui da tempo le schede vengono vincolate alla capacità di memoria originale.
Il controllo, però, non si limita alla capacità: il firmware memorizza anche altri attributi del componente montato in origine. In pratica, può rifiutare pure un ricambio della stessa dimensione, rendendo di fatto irreparabile una scheda con un chip di memoria guasto, anche quando esiste un sostituto compatibile. L'indicazione data agli utenti è stata esplicita: non vale la pena tentare, perché la modifica non verrà accettata.
La motivazione ufficiale riguarda il mercato dell'usato. Secondo l'azienda, con manodopera a basso costo alcuni rivenditori potrebbero acquistare schede da 2 GB, montare chip da 8 GB "di dubbia provenienza" e rivenderle come modelli di fabbrica, con possibili problemi di stabilità e richieste di assistenza che finirebbero comunque a Raspberry Pi. Parte della community aveva proposto un flag che invalidasse la garanzia senza impedire la modifica, ma la scelta è caduta sul blocco a monte.
Il vincolo, introdotto con aggiornamenti firmware già a fine 2024, è quindi precedente all'impennata dei prezzi della memoria. Oggi, tuttavia, pesa molto di più, perché arriva in piena crisi delle DRAM innescata dalla domanda dei data center per l'intelligenza artificiale. TrendForce ha stimato rincari contrattuali del 90-95% nel primo trimestre 2026, con la DRAM per PC oltre il 100%, e un ulteriore 58-63% nel trimestre successivo.
Gli effetti si vedono ben oltre notebook e desktop. Raspberry Pi ha varato tre aumenti in cinque mesi: il Pi 5 da 16 GB è passato da 120 dollari di novembre 2025 a 299,99 dollari ad aprile 2026, mentre sono comparse configurazioni pensate per contenere i listini, come il Pi 5 da 1 GB a 45 dollari e un inedito Pi 4 da 3 GB a 83,75 dollari. Anche altri produttori di single board computer hanno seguito la stessa strada, con l'Orange Pi 5B da 16 GB raddoppiato di prezzo.
Il fenomeno tocca l'intera filiera: le memorie LPDDR per smartphone sono salite di oltre il 70% e lo storage NAND è raddoppiato, spingendo alcuni marchi a valutare il ritorno a 4 GB di RAM sui modelli entry level, mentre console, handheld e dispositivi embedded competono per la stessa capacità produttiva. IDC prevede per il 2026 mercati in contrazione e listini più alti quasi ovunque.
Chi compra un Raspberry Pi oggi deve quindi considerare che la scelta della memoria diventa definitiva, senza possibilità di correzioni successive. E con i prezzi che non scenderanno almeno fino a metà 2027, il margine di manovra di makers e riparatori si restringe ulteriormente.
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