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60 anni di ASI in mostra a Misano Adriatico
La nostra intervista esclusiva ad Alberto Scuro, Presidnte dell'Automotoclub Storico Italiano: "Il motorismo storico non è nostalgia. È futuro!"
Sessant’anni e non sentirli. L’Automotoclub Storico Italiano festeggia a Misano Adriatico un compleanno importante portando in pista non soltanto automobili e motociclette, ma tutto ciò che ha avuto un motore, una storia e qualcuno disposto a conservarlo: mezzi di terra, acqua e cielo, militari e civili. Una specie di enciclopedia in movimento della meccanica italiana.
Alberto Scuro, presidente ASI e da pochi mesi anche alla guida della FIVA, la Federazione internazionale dei veicoli storici, osserva il fenomeno da una posizione privilegiata. E prova a spostare il motorismo storico dal territorio della nostalgia a quello della cultura, dell’economia e persino della diplomazia internazionale.
Presidente Scuro, 60 anni dell’ASI e una festa così imponente a Misano. È una celebrazione o una dichiarazione di esistenza?
È soprattutto la dimostrazione di quanto sia grande e articolato il nostro mondo. Abbiamo portato a Misano tutte le realtà nelle quali siamo impegnati: automobili, motociclette, veicoli commerciali e agricoli, mezzi militari, aerei, imbarcazioni. Abbiamo 28 commissioni e rappresentiamo una parte importante della storia della locomozione. Mettere insieme terra, acqua e cielo significa raccontare la storia della mobilità sotto tutti i suoi aspetti.
Sessant’anni sono tanti. Se dovesse scegliere tre momenti fondamentali nella storia dell’ASI, quali indicherebbe?
Il primo è il riconoscimento del valore culturale dei veicoli storici. Il Parlamento italiano ha inserito questo patrimonio tra quelli che possono essere tutelati e questo ha dato una legittimazione importante alla nostra attività. Il secondo è l’introduzione di forme di tutela e agevolazione che hanno consentito agli appassionati di conservare i veicoli. Il terzo, per me, è quello che stiamo vivendo adesso: la capacità di fare sistema e di portare questa cultura a livello internazionale.
Fare sistema in Italia non è sempre stato facile. È riuscito anche a collaborare con l’ACI. Miracolo?
Diciamo che abbiamo capito che da soli non si va molto lontano. Se in un Paese il sindaco di una città decide che un veicolo storico può circolare e quello della città vicina decide il contrario, il problema non si risolve a livello locale. Serve una visione più ampia. Con ACI oggi c’è un dialogo aperto e una collaborazione che considero molto importante.
Lei presiede anche la FIVA. L’Italia nel motorismo storico internazionale conta davvero oppure siamo ancora convinti di essere il centro del mondo perché abbiamo Ferrari, Alfa Romeo e Vespa?