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Rhythm Paradise Groove - La recensione
Avete presente la stupidera? Mi riferisco a quei momenti quasi irrazionali in cui si comincia a ridere senza riuscire a smettere, contagiando persino chi ti orbita intorno? Ecco, se dovessi descrivere il più grande pregio di Rhythm Paradise Groove, prima ancora del suo valore intrinsecamente videoludico, è proprio la sua capacità di innescare il buonumore, di distendere i nervi e alleggerire una giornata pesante. Il nuovo capitolo della saga di rhythm game nata in terra orientale su Game Boy Advance è stato progettato con quell'obiettivo in mente, e lo raggiunge grazie allo stile artistico azzeccatissimo e colorato di Ko Takeuchi (vedi alla voce Wario Ware), ma anche attraverso un comparto sonoro da applausi, in cui canzoni e suoni si mescolano senza mai dimenticarsi di rendere il ritmo leggibile.
Il tutto, accompagnato da un doppiaggio realizzato con una voce artificiale che, secondo me, nel contesto può essere tollerato ed è comunque disattivabile a piacimento. Quindi Rhythm Paradise Groove sa come far divertire il suo pubblico, ma basta questo a renderlo un gran gioco a tutto tondo? Scopriamolo insieme.
Rhythm Paradise Groove arriva oltre dieci anni dopo l'ultimo capitolo della serie, quel Rhythm Paradise Megamix pubblicato su Nintendo 3DS che rappresentava un po' la summa di quanto proposto fino a quel momento; un franchise di nicchia, sì, ma che può comunque vantare di essere sopravvissuto a diverse generazioni di console. Personalmente ho frequentato parecchio solo il capitolo per DS, apprezzandolo molto, limitandomi a sfiorare quelli per Wii e 3DS, ma senza approfondirli. Ero dunque a digiuno da un po', e per questo aspettavo con discreto interesse questo Rhythm Paradise Groove che, lo ricordo, è un gioco destinato a Switch, naturalmente compatibile in tutto e per tutto con Switch 2.
Chi è già entrato in contatto con questa serie si sentirà subito a casa. Rhythm Paradise Groove è una raccolta di minigiochi, più o meno elaborati, tutti basati sul tempismo e sull'entrare "in sincrono" con quello che accade a schermo per riuscire a non sbagliare. Ce ne sono ottanta, comprese diverse variazioni, tutti all'apparenza molto semplici; si gioca spesso con un solo pulsante, qualche volta con due e raramente si va oltre, ma attenti a non approcciarli senza la giusta concentrazione perché sanno essere discretamente punitivi. Rhythm Paradise Groove non ha livelli di difficoltà selezionabili, niente modalità facile né pro, la sfida è quella di non perdere il ritmo compiendo azioni specifiche che, via via, diventano più elaborate. Bisogna entrare nel flusso quasi come succede con Tetris e simili, se vogliamo, focalizzandosi totalmente sul gioco e abbandonando il più possibile stimoli e distrazioni provenienti dall'esterno.
Ed è lì che accade la vera magia, con le dita che si muovono da sole sui Joy-Con, guidate solo da un beat, senza che nemmeno ci sia bisogno di fare affidamento sui vari segnali visivi che pure il gioco fornisce. Quando si capisce il senso di Rhythm Paradise Groove, lo si può tranquillamente giocare a occhi chiusi; anzi, paradossalmente, ai livelli più alti e in alcuni minigiochi, concentrarsi anche su quello che succede a schermo può rivelarsi controproducente: meglio fidarsi più dell'udito che della vista. Il pacchetto messo in piedi da Nintendo per l'esordio della serie su Switch è di quelli abbastanza ricchi, ma non si propone assolutamente come capitolo di rottura rispetto al passato; nessuna rivoluzione, bensì piena continuità con l'aggiunta di qualche chicca extra.
In singolo, Rhythm Paradise Groove è diviso in serie di quattro minigiochi con un remix in chiusura che li racchiude tutti; completandoli se ne sbloccano altri quattro e via così. I remix sono a mio parere la parte migliore dell'esperienza; concentrarsi sul ritmo di un minigioco è un conto, basta un minimo di pratica e si riesce a raggiungere l'obiettivo, ma è quando viene richiesto di gestirne diversi tutti insieme che arriva il bello! Non sto