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Resident Evil: cosa succederà quando i remake raggiungeranno i capitoli moderni? Il piano di Capcom
Con il successo travolgente dei remake di Resident Evil 2, 3 e 4, il lancio del rifacimento di Code Veronica fissato per il prossimo anno e i rumor su Resident Evil 0 per il 2028, il catalogo dei capitoli classici della saga da rimodernare comincia inevitabilmente ad assottigliarsi. Nel volume speciale uscito in Giappone per il 30° anniversario del franchise, il veterano Jun Takeuchi ha confermato che la dirigenza della casa di Osaka sta pianificando da tempo la strategia da adottare quando la linea dei remake raggiungerà la timeline dei titoli numerati più recenti, individuando in Resident Evil 7 il vero e proprio punto di svolta produttivo e narrativo della saga.
Takeuchi ha rivelato che il franchise viaggia attualmente su due binari paralleli la cui convergenza è stata preparata a partire da Resident Evil Village. L'inserimento di riferimenti storici legati alla corporazione Umbrella, alla figura di Spencer e al ritorno a Raccoon City visto in Requiem non rappresentano meri elementi di fan service, ma la base concettuale per un vero e proprio "crossover" narrativo tra le due epoche. La risposta entusiasta di pubblico e critica e le analisi degli appassionati hanno convinto il team di sviluppo ad accelerare questa integrazione tra passato e presente.
Mentre l'eventuale rifacimento di capitoli più controversi ma commercialmente centrali come Resident Evil 5 e 6 solleva interrogativi su come Capcom intenda gestirne le criticità storiche e strutturali, la visione a lungo termine dell'azienda punta a riutilizzare i remake per seminare indizi e collegamenti che fioriranno nei capitoli inediti. L'obiettivo primario resta quello di mantenere unificata la complessa lore trentennale del brand, offrendo sia ai veterani sia ai nuovi giocatori un universo narrativo coeso e in continua evoluzione.