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Occupati Usa sotto le attese, spread Btp/Bund giù a 114,6 punti
L'economia Usa crea a settembre solo 29.000 posti di lavoro a fronte dei 90.000 attesi, mentre la disoccupazione sale a sorpresa dal 4,1% al 4,2%. La reazione dei mercati è stata immediata: i rendimenti dei titoli del Tesoro Usa sono crollati e quelli del benchmark a 10 anni sono scesi di oltre 6 punti base, al 5,182%, sulle attese di una pausa sui tassi a ottobre da parte della Federal Reserve, innescando un effetto domino positivo. La pressione sui titoli di Stato globali si è attenuata, rilanciando i listini azionari, tutti in positivo: i rendimenti a 10 anni sono calati di circa 3 punti base nelle principali economie europee. Mentre lo spread tra Btp e Bund si è attestato a 114,6 punti contro i 126 d'apertura, con il rendimento annuo del titolo italiano in calo di 8,6 punti al 4,6%.
Gli operatori hanno interpretato i dati deludenti sull'occupazione Usa come una notizia positiva, ritenendo che avrebbero rafforzato l'ipotesi di tenuta dello status quo da parte della Federal Reserve. Secondo il FedWatch del Cme Group, la probabilità implicita nel mercato di conferma dei tassi al 3,75-4% (dopo il rialzo dello 0,25% di settembre) nel Fomc del 27-28 ottobre è salita in pochi minuti dal 72% all'82,8%, allentando le pressioni sul presidente della Banca centrale Usa Kevin Warsh. Con il mercato del lavoro più incerto e l'inflazione ben oltre il 2% di target, gli spazi di manovra sono ridotti a dispetto delle pressione per un taglio dei tassi da parte del presidente Donald Trump, contrariato dai dati macro negativi a ridosso delle elezioni di midterm di novembre.
In Europa, invece, la situazione si complica in termini considerevoli: con il caro-energia l'inflazione nell'Eurozona è balzata al 3,8% a settembre, rispetto al 3,2% di agosto, con la componente energia in volo del 18,8%, nelle stime preliminari di Eurostat. "L'economia ha mostrato resilienza agli shock dell'energia e all'elevata incertezza geopolitica, ma l'aumento dell'inflazione la metterà alla prova mentre ci avviamo verso l'ultimo trimestre dell'anno", ha commentato Diego Iscaro, responsabile dell'analisi economica europea di S&P Global Market Intelligence.
Il rischio è che la Bce possa tornare sui tassi con azioni più robuste per controllare la spirale rialzista dei prezzi. "Mi auguro che a Francoforte si mettano una mano sulla coscienza e si rendano conto che l'inflazione che c'è oggi è un'inflazione esogena, non endogena", ha notato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mentre il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ammesso di "non nascondere l'attenzione con cui monitoriamo la situazione sia dei tassi sia dell'inflazione", parlando nella conferenza stampa sul cdm.
"La proposta italiana di considerare l'impatto dell'inflazione sul sentiero di spesa non nasce per chiedere una diversa o un'ulteriore flessibilità", ha aggiunto il ministro, spiegando che "viene fatta semplicemente per richiamare l'attenzione al fatto che il sentiero di spesa - e quindi i target che sono stati dati ai singoli Paesi nazionali e ai singoli governi esattamente 3 anni fa con un tasso di inflazione previsto profondamente diverso - non possono non considerare il diverso impatto che l'inflazione ha avuto sul sentiero della spesa nominale", ha aggiunto Giorgetti.