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Il CEO di Palantir contro OpenAI e Anthropic: costano troppo e rubano dati
Alex Karp ha passato venti minuti su CNBC Squawk Box, il primo luglio, ospite nominalmente per parlare della nuova partnership tra Palantir e Nvidia. Ha finito per smontare pubblicamente il modello di business dei laboratori AI concorrenti, in un'intervista che Axios ha ripreso sotto il titolo "The revolt against U.S. AI labs".
La citazione centrale, tradotta: "La visione di base tra le aziende in questo Paese è: vado a perdere tempo con i token, non ottengo valore, e loro si prendono la mia proprietà intellettuale." Karp ha definito il modello di business dei frontier lab assurdo, "fuori controllo" nelle sue stesse parole più dirette, e ha detto che i modelli sono stati venduti in modo irresponsabile.
Tre bersagli precisi in un'unica intervista: il costo dei token, il valore che le aziende clienti effettivamente ottengono, e la proprietà intellettuale che finisce nei sistemi dei fornitori. Non è la prima volta che un dirigente tech critica il pricing dell'AI enterprise, ma poche volte la critica arriva con questa densità da un CEO che vende alternative dirette a quello stesso mercato.
Il punto debole della sua tesi non è nei dati. Il problema del ROI nell'AI aziendale è documentato da fonti che non hanno interesse a sostenere Palantir: uno studio MIT ha rilevato che il 95% delle aziende non vede ritorni misurabili sui progetti di intelligenza artificiale generativa, e solo il 28% dei progetti enterprise raggiunge le aspettative dichiarate in partenza.
Forrester racconta una storia complementare: il 75% delle aziende ha provato gli agenti AI ma quasi nessuna sa orchestrarli in produzione. Bain arriva alla stessa conclusione da un'altra angolazione, il conto dei risparmi promessi non torna quasi mai rispetto alle proiezioni iniziali dei fornitori.
Sul fronte prezzi, il caso Anthropic è concreto: Fable 5 è stato lanciato a 10 dollari per milione di token in input e 50 in output, il doppio di Opus 4.8, senza una giustificazione proporzionale in termini di capacità fuori dal coding. Karp non sta inventando un problema. Sta indicando un problema reale con il dito sbagliato per un motivo preciso.
Palantir non addestra modelli frontier. Vende Foundry, la piattaforma di orchestrazione e messa in produzione dei dati aziendali, e compete direttamente con i tentativi di OpenAI e Anthropic di costruirsi una propria offerta enterprise. Ogni dollaro che un'azienda sposta da un abbonamento a token verso una piattaforma di governance dati è un dollaro che può finire nel conto di Palantir, non in quello dei laboratori che Karp critica.
Il mercato ha letto il messaggio commerciale più di quello critico: il titolo Palantir è salito del 9% nei giorni delle dichiarazioni, secondo i dati ripresi da Forbes. I numeri del trimestre danno peso alla sua voce: fatturato a 1,63 miliardi di dollari nel primo trimestre 2026, crescita dell'85% su base annua, utile netto quasi quadruplicato a 870,5 milioni, oltre mille clienti commerciali negli Stati Uniti in crescita del 31%.
Karp resta comunque lontano dal demolire Anthropic in blocco: ha definito Dario Amodei una figura storica e ha detto di non aver mai visto una crescita paragonabile a quella dell'azienda nella storia recente americana. La contraddizione è utile: separare il messaggio dal messaggero non significa negare che Karp abbia un interesse economico diretto in gioco, significa non liquidare i suoi argomenti solo perché li pronuncia lui.
La critica di Karp arriva mentre parte del mercato enterprise sta già votando con il portafoglio. Microsoft valuta DeepSeek per Copilot Cowork. Coinbase ha tagliato i costi AI del 50% passando a modelli cinesi open-weight, mantenendo piatta la spesa. Cursor ha costruito il suo ultimo modello su Kimi 2.5 di Moonshot AI, e i ranking di OpenRouter mostrano un uso crescente di GLM e Kimi K2 tra gli sviluppatori enterprise.