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Minions & Monsters - La recensione
Quando l'animatore Sergio Pablos propose il concept di Cattivissimo me a un Chris Meledandri in cerca di progetti forti e accattivanti per la neonata Illumination Entertainment, i Minions non erano nemmeno una nota a piè di sceneggiatura: non c'erano proprio. Fu soltanto quando si entrò nelle fasi preliminari della pre-produzione che Coffin e Chris Renaud consigliarono di aggiungere dei buffi aiutanti a Gru, in modo da permettere allo spettatore di simpatizzare con l'adorabile villain protagonista. Peccato che all'epoca i Minions non fossero affatto gli strampalati urlatori gialli che abbiamo imparato ad amare, ma degli uomini comuni raffigurati come operai di una fabbrica; soprattutto, erano tutti insolitamente bassi – tratto poi mantenuto nella versione definitiva – in modo da creare contrasto con l'altezza spiccata di Gru (il quale negli storyboard originali era perfino più alto).
Solo che così, specie per un film animato fantascientifico "per famiglie", queste creaturine non convincevano poi molto, e furono quindi trasformate dapprima in robot e, infine, in bizzarri esseri sintetici tinti di giallo in modo anche da esaltarne l'aspetto fanciullesco e vitale. Sedici anni dopo, non solo i Minions sono diventati la mascotte ufficiale della Illumination – e, di riflesso, della stessa NBCUniversal dopo l'acquisizione avvenuta nel 2013 – ma sono talmente cresciuti nell'immaginario collettivo da avere perfino un franchise/spin-off tutto loro parallelo a quello di Cattivissimo me, di cui funge da prequel. E qui arriva l'incredibile: è un film Minions il più profittevole di tutta la saga; esattamente quello del 2015 che, con un miliardo e centocinquantanove milioni di dollari a livello globale, ha superato in volata i precedenti fortunati di Cattivissimo me (cinquecentoquarantatrè milioni di dollari) e Cattivissimo me 2 (novecentosettanta milioni di dollari).
Lo stesso Cattivissimo me 3, uscito al cinema due anni dopo Minions, è andato forte incassando poco più di un miliardo di dollari, ma non abbastanza da eguagliare il "fratellino" cinematografico. Con questo terzo capitolo, Minions & Monsters, la saga evolve in maniera talmente inaspettata che, forse, gli incassi macinati saranno l'ultimo dei pensieri. Arriveranno comunque: basti pensare che nel 2022, in pieno periodo post-pandemico, Minions 2 – Come Gru diventa cattivissimo incassò la bellezza di novecentoquaranta milioni di dollari complessivi.
Un risultato paradossale, se pensiamo per un attimo che la sotto-saga dei Minions non ha mai spiccato particolarmente per ragioni narrative. Se i Cattivissimo me, con risultati misti dall'1 al 4 (il 2 rimane, ad oggi, il più divertente e convincente della saga principe), hanno comunque ruotato intorno alla decostruzione del ruolo del villain classico tra famiglia, cuore e tante risate portando ad un livello esponenziale e più accattivante le riflessioni gemellari del contemporaneo Megamind, purtroppo condannato al flop commerciale dal cattivo tempismo distributivo, in Minions non c'è niente di tutto questo.
Nessun sottotesto, nessuna riflessione sottocutanea, soltanto pura comicità allo stato di brado mossa dal bisogno di servire il supercattivo di quella generazione; ma realizzata alla grande, perché capace di mescolare il figurativo con lo slapstick sulla scia ispirativa dei grandi mattatori dell'epoca d'oro del cinema muto: Harold Lloyd, Buster Keaton e Charlie Chaplin. Un paragone che potrebbe sembrare qualcosa di azzardato o di irrispettoso ma che, invece, non è soltanto dichiarato e voluto, ma soprattutto omaggiato.
In fondo la sinossi ci aveva già detto tutto: Minions & Monsters di Pierre Coffin è la storia turbolenta, assurda e assolutamente vera di come i Minions abbiano conquistato Hollywood, siano diventati star del cinema, abbiano perso tutto, abbiano liberato dei mostri nel mondo e poi si siano riuniti per cercare di salvare il pianeta dal caos che loro stessi avevano creato. Ambientato quarant'anni prima di Minions, i