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La pressione del fisco sale al 43,5%, manovra a caccia di coperture
La pressione delle tasse aumenta e appesantisce i bilanci delle famiglie, costrette a fare i conti anche con redditi che crescono meno della spesa per consumi e un potere d'acquisto che si assottiglia. L'Istat certifica le difficoltà di un Paese in cui nel secondo trimestre il deficit migliora e la crescita è confermata al +0,2%. Un quadro che alimenta le pressioni sul governo, già alle prese con una manovra non facile, con già tante misure in cantiere ma un quadro dei conti che apparentemente non offre margini: ogni intervento avrà dunque bisogno della propria copertura. La fotografia dell'Istat sul periodo aprile-giugno mostra una pressione fiscale al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nello stesso periodo il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,4%, ma la spesa in consumi è cresciuta molto di più (+1,7%), determinando una contrazione della propensione al risparmio (al 6,7%, in calo di 1,2 punti). A ridursi è anche il potere d'acquisto, sceso dello 0,9%. Sul fronte delle imprese prosegue il trend del trimestre precedente, con un calo della quota di profitto delle società non finanziarie e un aumento del tasso di investimento. Per quanto riguarda i conti pubblici invece, il secondo trimestre registra un miglioramento dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (-2,0% del Pil, dal -2,1% del 2025). Confermata infine la crescita dell'economia: nel secondo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e del +1% su base annua.
La crescita acquisita per il 2026 (quella che si avrebbe se il Pil restasse invariato nei successivi trimestri) è già al +0,8%. Poco sotto il +1% previsto dal governo. Ma i dati sulle famiglie preoccupano. I consumatori fanno notare che l'effetto guerra è "destinato inevitabilmente - dice il Codacons - a peggiorare nel successivo trimestre". La Cgil chiede di neutralizzare subito il drenaggio fiscale. Le opposizioni prendono la palla al balzo per attaccare l'esecutivo. "Questi dati raccontano meglio di qualsiasi polemica il fallimento" del governo, attacca Francesco Boccia del Pd, che si chiede se "anche oggi Giorgia Meloni darà la colpa all'Istat". A suon di tasse "stanno affondando il ceto medio", avverte il leader del M5s Giuseppe Conte. "Questo è il conto delle scelte" del governo, aggiunge Angelo Bonelli di Avs. L'esecutivo intanto prepara i prossimi passi verso la manovra, attesa in Parlamento entro il 20 ottobre. Sul tavolo del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che da giovedì sarà a Lussemburgo per Eurogruppo ed Ecofin (dove è attesa anche la nuova proposta italiana di valutare l'impatto dell'inflazione sulle regole sulla spesa) c'è il sudoku delle coperture.
Il Documento programmatico di finanza pubblica mette in chiaro come per il 2027 i margini siano praticamente azzerati (qualche spazio per una "manovra moderatamente espansiva" ci sarà invece nel 2028 e 2029). La lista delle intenzioni è già lunga e costosa, dall'estensione del taglio dell'Irpef a 60mila euro (2,6 miliardi) alla flat tax per i giovani, dalle pensioni anticipate a 64 anni (1,6 miliardi) all'abolizione strutturale del bollo auto (5 miliardi per il 2028-29), dai bonus per le assunzioni da rinnovare alle risorse per la sanità (senza interventi, si legge nel Dpfp, la spesa sanitaria scenderà nel 2027 dal 6,4% del Pil al 6,3%). E poi c'è il capitolo casa: oltre all'ecobonus che - grazie alla flessibilità Ue - potrebbe salire al 65%, ci sono anche gli affitti, tema caldo in tutta Europa, con la proposta Lupi di una cedolare secca al 5% su quelli di lungo periodo. Ma per le coperture si dovrà ricorrere a maggiori entrate o a minori spese, cioè tasse o tagli. L'ossatura della manovra arriverà intanto a metà mese con il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles. Mentre il 13 lo scostamento da 29 miliardi per energia e difesa dovrà passare lo scoglio del Parlamento: il voto per l'autorizzazione preve