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IGN Retro: Galaxy Force
Volendo fare un po' gli esagerati, ma neanche troppo, negli anni '80 in sala giochi c'erano due tipologie di cabinati: quelli targati SEGA e tutti gli altri. Molto spesso, infatti, i bellissimi e coloratissimi macchinari della software house di Sonic si ritagliavano un posto speciale negli spazi "arcade", staccando brutalmente la concorrenza per quanto riguarda il loro valore tecnologico. Vedere sfrecciare davanti ai nostri occhi titoli come Space Harrier, Out Run, e After Burner è stato certamente uno spettacolo fenomenale, anche grazie ai performantissimi hardware messi in campo per dare loro vita.
Non ho ordinato casualmente i giochi citati in effetti perché alle loro uscite corrispondono altrettante evoluzioni dei sistemi creati appositamente da SEGA, ovvero Super Scaler, Out Run e X-Board (quest'ultima usata anche per lo spettacolare Thunder Blade). Un crescendo di potenza e possibilità che sfocia poi nella Y-Board, hardware che abbiamo già incontrato qui su IGN Retro con le sue splendide rotazioni nell'articolo riguardante il divertentissimo Power Drift. Ecco, fermiamoci un attimo qui, su questa "scheda" del 1988, per parlare di un'altra coppia di titoli che ha ospitato e animato. Stavolta, però, si va direttamente nello spazio, iniziando da un certo Galaxy Force.
Mentre lo storico papà di Out Run, Yu Suzuki, era impegnato proprio con Power Drift, un secondo team di SEGA, ovvero R&D1, si era messo al lavoro per creare qualcosa che non fosse un racing game e che sfruttasse fino al midollo le possibilità di zoom e rotazione offerte dalla Y-Board. L'idea di base era fondamentalmente semplice, ovvero fondere il gameplay di Space Harrier con quello di After Burner portando la guerra fra le stelle. Il designer Takazumi Tomoike mette in campo l'ennesimo impero galattico malvagio da smembrare a colpi di cannone al plasma, ma decide di allontanarsi dai toni seri di Star Wars per puntare a uno stile basato su colori decisamente vibranti. Il cuore del gioco è lei, l'agile astronave da combattimento TRY-Z, parente stretta dei ben noti X-Wing e capace da sola di distruggere un'intera flotta imperiale, manco fosse una GunStar.
Ci troviamo così a controllare il nostro mezzo tramite una visuale posteriore, in modo esattamente analogo ad After Burner: dal precedente gioco di Suzuki, Galaxy Force prende anche in prestito il sistema di controllo, con la possibilità di sparare una quantità infinita di raggi letali puntando a un pratico mirino, affiancata all'abilità di lanciare missili a ricerca che "agganciano" i nemici infliggendo ingenti danni. Torna anche la leva per controllare la velocità, nonché la possibilità di esibirsi in spettacolari e utili avvitamenti. Novità del gioco è invece la possibilità di raccogliere potenziamenti che si agganciano alla nave stessa, modificandone l'aspetto.
Se il gameplay non è poi qualcosa di particolarmente innovativo, ciò che appare su schermo lascia abbastanza a bocca aperta. Da frenetiche battaglie nello spazio si passa a sequenze sulle superfici dei pianeti, senza farsi mancare qualche sezione in cui si attaccano enormi stazioni stellari, entrandoci letteralmente dentro. Sei livelli molto vari sia per situazioni che nemici, comprensivi di alcuni impressionanti boss e un paio di passaggi davvero memorabili come ad esempio il volo radente su un pianeta vulcanico. Tanta bontà tecnologica non può che andare di pari passo con un altro elemento distintivo dei coin-op firmati SEGA, ovvero dei cabinati impressionanti.
Galaxy Force debutta in tre diverse versioni, partendo dal tipico coin-op verticale sullo stile di quello originale di Space Harrier, passando per una postazione con sedile idraulico e arrivando poi al culmine, ovvero un enorme (e costosissimo) cabinato rotante che accompagna i movimenti dell'astronave. Tutto bene, dunque? Non proprio, a dire il vero, visto che a fronte di una realizzazione di prima qualità, qualcosa in Galaxy Force non funziona come dovrebbe e i giocatori lamentano un t