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Recensione HUAWEI WATCH D3: misura la pressione come un dispositivo medico, ma resta uno smartwatch
HUAWEI WATCH D3 è uno smartwatch decisamente particolare. A prima vista sembra un wearable come tanti altri, con display AMOLED, funzioni sportive e monitoraggio dei parametri biometrici, ma nasconde una caratteristica che cambia completamente il suo posizionamento: la possibilità di misurare la pressione arteriosa direttamente dal polso tramite un vero sistema meccanico integrato nel cinturino.
Non è però soltanto questa funzione a renderlo interessante. Huawei ha lavorato molto per avvicinarlo sempre di più a uno smartwatch da indossare tutti i giorni (siamo alla 3° generazione), riducendo ingombri e spessore e ampliando ulteriormente le funzioni dedicate alla salute. Dopo averlo portato al polso giorno e notte per più settimane, vediamo quindi quanto riesca davvero a conciliare monitoraggio medico, comfort e utilizzo quotidiano.
Nella confezione, oltre allo smartwatch, troviamo uno strumento per misurare il diametro del polso, un cinturino di ricambio di una misura inferiore a quello montato, manualistica e la base di ricarica magnetica con connettore USB-A.
Rispetto al precedente WATCH D2, HUAWEI WATCH D3 fa un ulteriore passo avanti nel tentativo di sembrare uno smartwatch normale, pur nascondendo al suo interno un sistema tutt'altro che comune. Lo spessore scende infatti a 11,3 mm, contro i 13,3 mm del predecessore, mentre il peso complessivo dichiarato è di 75 grammi cinturino incluso. Numeri che, considerando la presenza di micro-pompa, sensori di pressione e cuscinetto gonfiabile, sono tutt'altro che scontati.
Al polso rimane inevitabilmente più presente di uno smartwatch tradizionale, soprattutto per via del cinturino, leggermente più spesso del normale. Non siamo però davanti a un dispositivo particolarmente ingombrante: alcuni sportwatch rugged o pensati per trekking e outdoor risultano decisamente più massicci. Dopo poco tempo si tende anzi a dimenticarselo al polso, ed è probabilmente questo uno dei risultati più importanti raggiunti da Huawei: guardandolo non sembra affatto un dispositivo medico, nonostante quello che è in grado di fare.
Nel mio caso ho provato la variante Mocha Gold, elegante e ben rifinita ma, per gusto personale, forse un po' troppo orientata verso un'estetica femminile, così come la versione Gold. Una colorazione più neutra avrebbe probabilmente ampliato ulteriormente il pubblico potenziale. Rimane comunque un prodotto dall'aspetto curato, facilmente confondibile con un normale smartwatch rettangolare.
La vera particolarità emerge osservando il cinturino, che integra il cuscinetto gonfiabile necessario per la misurazione della pressione. Prima di iniziare a utilizzare lo smartwatch bisogna misurare la circonferenza del polso con l'apposito strumento incluso nella confezione e scegliere quindi il cinturino della misura corretta. Huawei prevede infatti due combinazioni di fascia e airbag proprio per garantire un posizionamento adeguato durante le misurazioni.
Una volta individuata la misura giusta, la regolazione quotidiana è piuttosto semplice. Tra il cinturino e il cuscinetto ci sono due clip regolabili che consentono di adattare con precisione la circonferenza al proprio polso. Non è un sistema immediato come infilare un normale cinturino sportivo, ma dopo la configurazione iniziale non richiede particolari attenzioni.
Il comfort resta complessivamente buono. Il cinturino risulta un po' più caldo rispetto a soluzioni in tessuto come quella del WATCH GT Runner 2, mentre il confronto con cinturini più pesanti o metallici è molto meno penalizzante. Durante le due settimane di prova WATCH D3 è rimasto al polso giorno e notte, venendo rimosso praticamente solo per la ricarica, senza creare particolari fastidi durante il sonno.
Ed è proprio qui che il lavoro di miniaturizzazione assume più senso: dentro una scocca relativamente sottile Huawei è riuscita a integrare micro-pompa, sensore di pressione e airbag meccanico, mantenendo dimensioni e aspetto sufficientemente vicini a quelli di un