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Apple balla con Trump: 25 milioni di dollari per la ballroom della Casa Bianca
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Il rapporto di cordiale intesa tra Apple e l’amministrazione Trump continua. A testimoniarlo sono i numeri emersi da un’inchiesta del Washington Post, dai quali si apprende che la Mela è tra i maggiori finanziatori della controversa sala da ballo che il presidente sta costruendo alla Casa Bianca.
Apple contribuirà con 25 milioni di dollari, una somma pareggiata soltanto da Nvidia e superiore, da sola, a quella di Microsoft (10 milioni), Amazon e Meta (5 milioni ciascuna). Google arriva a 22 milioni, ma attraverso un accordo giudiziario del 2025 relativo alla sospensione dell’account YouTube di Trump. I 25 milioni di Apple rappresentano circa il 7,5% dei 333 milioni di dollari di contributi privati registrati.
La scelta di Apple è destinata a riaccendere polemiche già alimentate in passato dalle iniziative dell’azienda a favore dell’amministrazione Trump e, soprattutto, del presidente in persona.
Apple, lo ricordiamo, era finita al centro di critiche e ironie quando, dopo la donazione personale di un milione di dollari da parte di Tim Cook per l’insediamento del presidente, nell’agosto 2025 la Mela aveva annunciato alla Casa Bianca un piano di investimenti americani da 600 miliardi di dollari. Nell’occasione Cook aveva anche consegnato a Trump una targa con una base in oro a 24 carati.
Molto controversa anche la partecipazione di Cook alla proiezione del documentario Melania, nel gennaio 2026, poche ore dopo l’uccisione di Alex Pretti da parte di agenti federali a Minneapolis. Alcuni dipendenti avevano contestato la distanza tra i valori di inclusione e difesa dei diritti civili sostenuti dall’azienda e i rapporti dei suoi vertici con l’amministrazione. Cook era intervenuto per cercare di ricucire lo strappo, senza però spegnere completamente le polemiche.
Apple ha ora deciso di sostenere finanziariamente un progetto che conta numerosi oppositori. Per costruire la ballroom è stata demolita, nell’ottobre 2025, l’ala orientale della Casa Bianca, destinata a essere sostituita da un edificio di dimensioni imponenti. Nel mirino delle critiche sono finite anche la scarsa trasparenza dei finanziamenti e le dimensioni dell’intervento. I costi sono cresciuti enormemente: una stima dei lavori è arrivata a 600 milioni di dollari e, secondo il Washington Post, una parte delle spese è già stata sostenuta con fondi pubblici, contrariamente alle assicurazioni iniziali di Trump.
Guardandola dal punto di vista di Apple, la scelta ha una sua razionalità. Mantenere buoni rapporti con Washington è diventato essenziale. I dazi sulle importazioni, le catene produttive asiatiche, i rapporti commerciali con la Cina e le politiche tecnologiche americane possono incidere direttamente sui conti della società. Apple ha già beneficiato di importanti esenzioni tariffarie, per ottenere le quali Cook ha lavorato attraverso il dialogo diretto con Trump. La donazione alla ballroom si inserisce in questa strategia, anche se non ci sono elementi per collegarla a uno specifico favore ottenuto dall’azienda.
Ora resta da vedere fino a dove si spingerà l’accondiscendenza di Apple. Un banco di prova potrebbe essere l’ordine esecutivo firmato da Trump il 29 settembre, che impone alle agenzie federali di sostituire il termine Artificial Intelligence (AI) con Super Intelligence (SI), perché il primo, secondo il presidente, fa sembrare questa tecnologia qualcosa di finto. Trump ha poi definito «nemico» chi continua a utilizzare la vecchia espressione.
La disposizione riguarda formalmente gli uffici federali e non obbliga le aziende private. Alcuni protagonisti del settore hanno però già assecondato Trump: Elon Musk ha adottato il nome SpaceXSI per la propria divisione dedicata all’intelligenza artificiale, mentre Satya Nadella di Microsoft ha cominciato a utilizzare la nuova terminologia nelle sue comunicazioni.