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Nessuno credeva in Outlast: il team racconta lo sviluppo della serie e festeggia 60 milioni di giocatori
Outlast, oggi vista dal grande pubblico come una delle serie videoludiche a tema horror più spaventose e di maggiore successo di sempre, avrebbe potuto non arrivare mai sul mercato. Nato nel 2013 come opera di debutto dello studio canadese Red Barrels, fondato da un piccolo gruppo di sviluppatori usciti da realtà come Ubisoft, EA e Naughty Dog, il primo capitolo ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nell'immaginario collettivo con delle scelte coraggiose: prima persona, tensione altissima, niente armi, e una telecamera a batterie usata come unico strumento per vedere nel buio. Stando a quanto raccontato ai microfoni di GameSpot dal co-autore Philippe Morin, la scelta di creare un'esperienza simile tra il 2006 e il 2012, quando i giochi di successo erano tutt'altri, finì per non convincere i grandi publisher, che consideravano il genere un rischio commerciale non redditizio.
Dopo diciotto mesi di trattative sfociate nel rifiuto di diversi publisher, il team riuscì a completare il primo titolo autofinanziandosi e sfruttando i fondi del Canada Media Fund. Il successo di pubblico e la spinta della community, uniti all'impatto visivo di una violenza esplicita e senza filtri, hanno trasformato la serie in un franchise capace di superare complessivamente i 60 milioni di giocatori. Con il capitolo successivo Outlast 2 (2017) e l'evoluzione multiplayer di The Outlast Trials (pubblicato in versione 1.0 nel 2024 e forte di oltre 19 milioni di utenti), lo studio ha dimostrato la fattibilità di un modello indipendente sostenibile, con tanti giocatori attivi giornalmente anche oggi.
Nonostante l'enorme crescita e il supporto costante garantito a The Outlast Trials tramite aggiornamenti stagionali e nuovi contenuti, Red Barrels non dimentica le proprie origini risalenti ai primi progetti per il terzo capitolo della saga principale. Sebbene i dettagli su un ipotetico Outlast 3 rimangano per ora riservati, la software house conferma la volontà di rimanere fedele alla propria identità creativa del tutto autonoma.