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Ho rotto il bastoncino del desiderio ed è uscita la remaster di Toy Story 3
Avete presente quando dite "ma quanto sarebbe bello se facessero una rimasterizzazione di quel gioco?". Magari lo dite per scherzo, per un sogno impossibile, consapevoli che quel titolo è talmente particolare, legato ad un'epoca o a una licenza che difficilmente tornerà mai sul mercato, e che vederla sarebbe un miracolo. Ecco, a volte succede davvero. Anzi, diciamo pure che succede più spesso di quanto credessimo.
Dunque ho "spezzato" un bastoncino magico e ho desiderato una rimasterizzazione di Toy Story 3 e qualcuno, dall'altra parte, ha pensato bene di accontentarmi.
Ora, non so qual è il prezzo da pagare per aver reso tutto ciò possibile (spoiler: 25 euro, lo hanno prezzato così), ma al di là della spesa, perché mai dovrebbe essere così importante il tie-in di un film Pixar uscito sedici anni fa? Be', il videogioco di Toy Story 3 non era solo un bel tie-in, perché ha una storia tutta sua che vale la pena raccontare.
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I videogiochi tratti dai film non hanno mai goduto di una reputazione invidiabile, eppure quello di Toy Story 3, del 2010 per l'appunto, era uno di quei casi in cui si percepiva chiaramente la volontà di costruire qualcosa che andasse oltre il semplice prodotto promozionale.
Certo, la modalità storia era breve, ma riprendeva in pieno lo spirito della pellicola Pixar, riusciva a restituire la sensazione di trovarsi dentro l'universo di Woody, Buzz e compagni. C'era buona parte del cast vocale italiano originale (fa capolino anche qui, nella nuova versione), c'erano l'umorismo e le situazioni tipiche della serie e, soprattutto, c'era una cura che non sempre si ritrovava nei tie-in dell'epoca. E questa la si percepiva specialmente nella seconda modalità che componeva la sua offerta contenutistica, la cosiddetta Scatola dei Giochi.
Per chi non l'avesse mai provata, era una sorta di sandbox "ante litteram", un piccolo mondo western da esplorare liberamente, nel quale raccogliere denaro, acquistare strutture, costruire un villaggio e personalizzarlo progressivamente.
Si potevano sbloccare oggetti, modificare gli edifici, vestire gli abitanti con costumi ispirati ad altri film Pixar e dare vita a una cittadina che, almeno nelle intenzioni, poteva diventare davvero nostra.
C'erano i costumi di Alla ricerca di Nemo, quelli degli Incredibili, gli abiti a tema Halloween e tante altre possibilità che trasformavano questa modalità in una piccola gioia per chiunque avesse una passione per l'universo Disney/Pixar. Ed era anche un'esperienza da condividere. La modalità Scatola dei Giochi supportava il multigiocatore locale a schermo condiviso, proprio come la storia, rendendo Toy Story 3 un gioco perfetto da affrontare con un fratello, un figlio o il proprio partner. Insomma, era un tie-in che aveva capito una cosa fondamentale: per funzionare, un videogioco tratto da un film deve riuscire a farci vivere l'universo a cui appartiene, non limitarsi a raccontarci di nuovo la stessa storia.
C'è anche un altro motivo per cui la Scatola dei Giochi merita di essere ricordata.