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La tua Tesla diventerà tassista autonoma entro il 2027, ma non c'è da fidarsi troppo
Tesla ha finalmente messo una data sul calendario per una delle promesse più vecchie di Elon Musk. Infatti, entro il secondo trimestre del 2027, i proprietari di un Tesla potranno aggiungere la propria auto alla flotta robotaxi dell'azienda, guadagnando qualcosa mentre il veicolo gira in autonomia a raccogliere passeggeri.
L'annuncio è arrivato durante la call sugli utili del terzo trimestre, ed è abbastanza specifico da sembrare serio. Ma basta ricordare cosa è successo l'ultima volta che Musk ha fatto una promessa simile per capire perché vale la pena trattenersi dall'entusiasmo.
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Nel 2019, dal palco del primo AI Day di Tesla, Musk annunciò che entro il 2020 ci sarebbero stati un milione di robotaxi Tesla sulle strade, di proprietà dei clienti, a guadagnare reddito passivo come una sorta di Uber o Airbnb su quattro ruote. Oggi, fine 2026, Tesla ha qualche centinaio di veicoli operativi in Texas e Florida, alcuni dei quali hanno ancora un operatore umano a bordo per sicurezza, più qualche decina di Cybercab completamente senza conducente ad Austin.
Questa volta a parlare non è stato Musk direttamente, ma Ashok Elluswamy, vicepresidente di Tesla per la guida autonoma, che ha spiegato la logica tecnica dietro la scadenza: il software che gira sui Cybercab è lo stesso che girerà sui Model Y dei clienti, e con il rilascio della versione V15 del software Tesla sarà possibile integrare le auto private nella rete, rispettando i vincoli geografici e di gestione della flotta. In sostanza, non si tratta di un salto tecnologico enorme, ma di abilitare un'infrastruttura già in parte pronta.
Parlando di buone notizie, il Full Self-Driving (la guida autonoma assistita, che richiede comunque un conducente attento al volante, e che abbiamo avuto la fortuna di provare in Italia) sta crescendo: oltre il 75% dei nuovi acquirenti di Tesla in Nord America ha scelto di aggiungere questa funzione, quasi 20 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente. Tesla ha anche pubblicato un sito dedicato alla sicurezza dei robotaxi, dichiarando 3,3 milioni di miglia percorse in autonomia, contro le 380.000 comunicate a luglio.
Numeri in crescita, anche se le vendite complessive di veicoli sono calate e i profitti hanno subito una flessione.
Anche ammettendo che Tesla rispetti la scadenza del Q2 2027, restano ostacoli enormi che non dipendono dal software. La guida autonoma senza supervisione umana richiede permessi specifici da parte delle autorità locali e statali, che variano enormemente da un posto all'altro. Le assicurazioni per veicoli privati usati come taxi senza conducente sono un territorio quasi inesplorato. E in molti luoghi è ancora illegale per un privato o un'azienda esterna usare la propria auto come taxi a guida autonoma.
C'è poi un problema di compatibilità hardware: i Model 3 e Model Y più vecchi, quelli senza i più recenti sistemi di elaborazione AI a bordo, potrebbero non avere la potenza di calcolo necessaria per operare in autonomia completa. Il Cybercab è stato progettato da zero per questo scopo, mentre un'auto di serie richiede strati software aggiuntivi per garantire la stessa sicurezza.
Ricordiamo che i robotaxi cinesi stanno già operando in modo più capillare, e a Londra Uber ha già avviato un servizio robotaxi commerciale con tecnologia Wayve. Tesla insegue, con la differenza che vuole farlo con le auto già in circolazione dei propri clienti. Insomma, il Q2 2027 è una data da segnare sul calendario, non per festeggiare, ma per verificare se questa volta le cose andranno diversamente.