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I videogiochi che mi hanno insegnato a non mollare mai
Da videogiocatore mi sono imbattuto in diversi giochi la cui difficoltà mi ha costretto a provare e riprovare senza mai mollare. Soprattutto quando ero piccolo, nel periodo in cui giocavo molto di più di oggi sulla mia PlayStation 2. Ecco perché oggi voglio parlarvi di tre giochi in particolare usciti in quel periodo e per questa console.
Da piccolo Prince of Persia era uno dei miei giochi preferiti. Aspettavo ogni inverno il nuovo titolo per comprarlo con i soldi della paghetta che mettevo da parte. Ricordo anche quanto Spirito Guerriero mi abbia fatto sudare, tra passato e presente e le stanze che cambiano al mutare della linea temporale. Per quanto la visuale, quando entravi in una stanza cercava di darti suggerimenti su come proseguire, poi non era così automatico raggiungere i punti giusti, attivare le leve giuste o, semplicemente, arrivare in tempo prima che una porta si chiudeva. Senza contare le fughe dal Dahaka che non ti dava per nulla tempo di ragionare, dovevi muoverti in fretta e sperare di farlo bene. Mi è capitato anche di perdermi e rimanere bloccato in alcune stanze perché non comprendevo come andare avanti. Forse mi è parso tanto difficile perché ero piccolo, ma sicuramente mi ha insegnato a non mollare. Anche perché la curiosità di scoprire come andava a finire la storia era troppo grande.
Jak II: Renegade era un gioco adrenalinico, che metteva insieme platform, sparatorie, corse e missioni a tempo, tutto questo però in una città in cui bisognava spesso trovare la strada giusta e solo la mia PlayStation 2 sa quante volte ho sbagliato. Senza contare che bisognava fare tutto correttamente altrimenti c'era il rischio di ricominciare sezioni o anche missioni intere. Ricordo per esempio quanto fosse stata estenuante la fuga dagli slum acquatici con le guardie Cremisi. Un incubo.
La cosa che faceva più ridere è che Dante, come caratterizzazione del personaggio, era uno spaccone. Nei filmati sembrava che non avrebbe mai potuto perdere, peccato che poi quando giocavi se non stavi attento finivi stecchito in un attimo. Soprattutto l'inizio, ricordo che prima di prendere la mano perdevo spessissimo. Senza contare le missioni che non erano per niente facili e per sconfiggere un boss dovevo morire un paio di volte prima di capire come agiva e quindi prendere la mano su come gestirlo e contrattaccare. La cosa bella di questo gioco è che davvero, se non mollavi, piano piano diventavi più forte e anche il gioco iniziava a sembrare più semplice.
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