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La protesta si estende alla pesca, 10 milioni per gli interventi
Pescherecci fermi in numerosi porti italiani per protestare contro il caro-gasolio e le politiche europee che riducono i giorni di pesca e moltiplicano gli obblighi a carico delle imprese. La mobilitazione, nata autonomamente nelle marinerie e con epicentro nell'Alto Adriatico, denuncia una crisi che mette a rischio la sostenibilità economica del settore. A pesare è soprattutto il costo del carburante che, in alcuni casi, supera il 60% dei costi operativi.
Una giornata calda durante la quale sono arrivate delle risposte al settore ittico nel cdm di oggi. Il governo, infatti, ha stanziato 10 milioni di euro a fondo perduto per gli imprenditori pari al 10% della spesa sostenuta da giugno al 15 ottobre per i maggiori costi sostenuti per l'acquisto di carburante. Plaudono organizzazioni e sindacati. "Siamo vicini alle difficoltà dei nostri pescatori e siamo soddisfatti che siano state accolte, ancora una volta, le nostre richieste", commenta Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative. Per Coldiretti Pesca "è un passo importante per dare risposte alla crisi delle marinerie, costrette a ridurre le uscite in mare a causa dei costi energetici". Soddisfatta Federpesca, nell'auspicare che "le risorse possano raggiungere il prima possibile tutte le imprese, garantendo un'immissione di liquidità fondamentale per sostenerne l'attività". Per Legaccop Agroalimentare "recuperiamo almeno in parte i maggiori costi sostenuti dalle imprese per i rincari dei carburanti legati". Per Terra Viva (Cisl) "è un primo segnale positivo".
Insomma si tratta di una boccata di ossigeno per il settore ittico, dove sono i numeri a confermarne la crisi. Per un peschereccio a strascico di medie dimensioni il rincaro del gasolio comporta fino a 45mila euro di spese aggiuntive all'anno; su consumi stimati in 180mila litri, la spesa annuale è salita da 144mila a 189mila euro. Questo quando un pieno per un peschereccio è arrivato a costare fino a 16mila euro.
Si teme anche per il reperimento del prodotto ittico nazionale, tra le imbarcazioni ferme per protesta e quelle del Tirreno interessate dal fermo biologico. A complicare il quadro, in Molise, anche i blocchi degli autotrasportatori che hanno impedito le consegne di pesce fresco verso la Campania. A Termoli il gasolio è mancato anche nell'unico distributore del porto. "Siamo disperati - dice la presidente dell'associazione armatori Paola Marinucci - il fermo è durato fino al 30 settembre e ad oggi in tutto abbiamo fatto 6 giorni e mezzo di pesca avendo il prezzo del gasolio alle stelle".