// IGN ITALIA — GAMING
Remothered: Red Nun's Legacy - La recensione
Una saga che non mi sarei mai aspettata tornasse, tra le tante, è Remothered. Pur sapendo che nacque, a suo tempo, anzitutto come trilogia letteraria e dunque mancasse ancora un capitolo all'appello, non si può negare come il disastro del secondo capitolo, Broken Porcelain, e i problemi che seguirono la pubblicazione sul momento e soprattutto a qualche anno di distanza, legati al riconoscimento della paternità di universo narrativo e personaggi a Chris Darril, poco facessero sperare in un prosieguo o anche solo un gioco conclusivo. Contro ogni previsione, invece, così è stato e abbiamo assistito all'annuncio di Remothered: Red Nun's Legacy, volto a chiudere una volta per tutte il cerchio delle tragiche e disperate vicende della famiglia Ashmann. Personalmente, apprezzai molto il capitolo d'esordio, Tormented Fathers, e ancora oggi lo ricordo con molto piacere, mentre trovai un pasticcio senza senso Broken Porcelain per via soprattutto di una trama contorta che, si seppe in seguito, subì pesanti rimaneggiamenti e tagli per ragioni di produzione.
Dopo aver giocato per intero a Red Nun's Legacy, sono convinta che quest'ultimo tenga in considerazione alcuni eventi di quel gioco ma ne ignori tanti altri, rendendosi più un seguito diretto di Tormented Fathers. Non che non lo sia, di fatto, perché si svolge circa vent'anni dopo il primo, ambientato nel 1992, laddove Broken Porcelain si poneva come prequel e solo in un piccolo pezzo finale come sequel, ma a livello narrativo sono comunque certa che diversi aspetti non siano stati tenuti in considerazione. E, per quanto mi riguarda, è un bene perché il secondo capitolo è davvero troppo narrativamente convoluto per incastrarsi a dovere in una trama corale che già di per sé non è semplice da seguire. Non dico sia stato più il tempo speso a rimettere assieme i pezzi della saga, una volta concluso, che quello passato a giocare, ma ci andiamo piuttosto vicino.
Fatte queste doverose premesse e aggiungendo che è necessario, volendo capirci qualcosa, giocare almeno a Tormented Fathers, come si presenta Red Nun's Legacy? Dal punto di vista narrativo, molto più interessante e tutto considerato ben intrecciato rispetto a quanto le premesse potessero lasciar temere. Poiché Darril non è coinvolto nella maniera più assoluta nello sviluppo, nemmeno come consulente, il suo universo narrativo è stato raccolto da Stormind Games e da loro portato avanti - escludendo quindi l'ipotesi che quest'ultimo capitolo raccolga anche solo un frammento delle sue idee originali. Ho fatto, lo ammetto, molta fatica a ricostruire i tempi e le età dei personaggi, o meglio a farli conciliare con il racconto perché soprattutto Gloria Ashmann e Suor Lindsay sembrano più vecchie di quanto la loro reale età indichi. Al di là di questo, però, tutti i pezzi paiono incastrarsi seppur con l'aiuto qui e lì di qualche aggiunta in retrospettiva.
Non so dire se il terzo capitolo fosse davvero necessario, poiché si aggrappa all'unico vero grande mistero del primo gioco per costruire una propria trama, riaprendo e contestualmente chiudendo un cerchio che si era già chiuso con il breve frammento sequel di Broken Porcelain. Al netto di questo, se non altro, non lascia scappatoie e pone per davvero la parola "fine" a una tragedia di famiglia cominciata nel lontano 1966 e destinata a trascinarsi fin quasi ai giorni nostri. Se a livello narrativo funziona, non si può dire proprio lo stesso sul piano ludico, come vedremo nel corso della recensione. Non è funestato da quei bug che hanno condannato Broken Porcelain, di questo assicuro, ma non sa essere soddisfacente come al tempo fu Tormented Fathers. Addentriamoci dunque un'ultima volta tra le ombre degli Ashmann per salvare la piccola Agata e mettere la parola fine a un ciclo maledetto.
Sicilia, vent'anni dopo gli eventi a villa Felton. La tragica sparizione di sei bambine, cinque delle quali ritrovate senza vita dopo pochi giorni, fa da cornice agli eventi che vedono coinvolta Susan Har