// PUNTO INFORMATICO — CRONACA
I chatbot AI potrebbero violare i diritti d’autore
Un avvocato della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha pubblicato un’opinione (non vincolante) su un caso relativo a Google Gemini, affermando che l’accesso agli articoli pubblicati online nelle risposte dei chatbot AI potrebbe violare i diritti d’autore degli editori. Ritiene invece che l’uso degli articoli per l’addestramento non rappresenti una violazione.
Like Company, un editore ungherese che gestisce diversi siti web, ha denunciato Google perché avrebbe utilizzato i suoi articoli per addestrare i modelli Gemini e successivamente riprodotti nelle risposte del chatbot tra il 13 giugno 2023 e il 31 maggio 2024. Il tribunale ungherese ha sospeso il procedimento e sottoposto quattro questioni pregiudiziali alla Corte di Giustizia.
Due di esse mirano ad accertare se l’uso di pubblicazioni giornalistiche per addestrare un modello rientri nel diritto esclusivo di riproduzione concesso all’editore oppure se tale utilizzo sia liberamente consentito in virtù dell’eccezione relativa all’estrazione di testo e dati prevista dall’articolo 4 della direttiva europea sul diritto d’autore. Le altre due riguardano la questione se le risposte fornite dal chatbot possano rientrare nel diritto di riproduzione e/o nel diritto di messa a disposizione del pubblico concessi all’editore.
L’avvocato generale Maciej Szpunar consiglia alla Corte di dichiarare irricevibili le prime due questioni, in quanto non vi sono prove che gli articoli di Like Company siano stati utilizzati per addestrare i modelli Gemini. Inoltre l’addestramento di un modello non costituisce una forma di utilizzo online di pubblicazioni giornalistiche.
L’avvocato ritiene invece che la riproduzione di un articolo nelle risposte del chatbot, effettuata tramite la tecnica Retrieval-Augmented Generation, nota anche come grounding, possa rappresentare una violazione del diritto d’autore in determinate circostante. Ciò si verifica in particolare se il chatbot ha aggirato le misure implementate per impedire all’accesso agli articoli (come il paywall) o se la risposta riutilizzi la forma espressiva degli articoli (in pratica una copia).
Si tratta della stessa distinzione suggerita da Wikimedia Foundation al giudice che dovrà stabilire l’eventuale violazione di copyright da parte di OpenAI e Microsoft. Come detto, l’opinione dell’avvocato non è vincolante, ma solitamente viene seguita dai giudici. La sentenza sarà valida in tutti i paesi europei.