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Citroën BX, dopo 38 anni "riemerge" l'auto dell’ingegnere che superò i 1000 km/h
Ritrovata in garage dopo quasi 40 anni la Citroën BX di John Watkins, l'ingegnere della RAF che partecipò al record di velocità da 1.000 km/h con il Thrust 2.
In Nevada, nell’ottobre del 1983, l’ingegnere della Royal Air Force John Watkins assisteva al boato del Thrust 2. Un bolide spinto da un reattore Rolls-Royce capace di sfrecciare nel deserto di Black Rock fino all’incredibile velocità di 1.047,49 km/h, firmando il nuovo record del mondo di velocità terrestre.
E negli stessi giorni, per tornare a casa e fare la spesa, Watkins si metteva al volante di un’auto decisamente più pacata. Una Citroën BX 16 RS da 92 CV e 176 km/h di velocità massima. Quella stessa berlina francese, abbandonata in un garage britannico per oltre tre decenni, è riemersa di recente dall’oblio. Un singolare ritrovamento che intreccia la grande storia dell’ingegneria con una vicenda personale rimasta sospesa nel tempo.
La vettura non è un modello qualunque. Disegnata da Marcello Gandini per la carrozzeria Bertone e svelata al Salone di Parigi del 1982, la Citroën BX 16 RS segnò un netto taglio con il passato in per il marchio del Double Chevron. Chiamata a raccogliere l’eredità della GS, conquistò il pubblico con le sue linee spigolose, manifesto estetico degli anni ’80, e l’inconfondibile assetto fornito dalle sospensioni idropneumatiche. Fu un successo clamoroso. Pensate, oltre 2,3 milioni di unità prodotte fino al 1994.
Se oggi il collezionismo punta soprattutto sulla cavalleria delle versioni sportive, come la GTI 16 Valvole, la BX 16 RS di Watkins racconta invece una storia diversa. Acquistata nuova nel 1983, l’auto servì fedelmente il suo proprietario per qualche anno, fino alla decisione di metterla al riparo dalle intemperie nel box di casa. L’idea dell’ingegnere era pressoché semplice. Conservarla per la figlia, in attesa che prendesse la patente. Quel passaggio di consegne, però, in realtà non avvenne mai. La BX è rimasta ferma al buio mentre i decenni passavano, fino alla scomparsa di Watkins, avvenuta a fine 2024.
Quando l’auto è stata finalmente ritrovata, sotto uno strato di polvere accumulato in 38 anni, il contachilometri ne segnava appena 76.000. Un chilometraggio ridotto che non l’ha comunque risparmiata dalle insidie della lunga sosta.
Nonostante il ricovero al coperto, l’umidità ha intaccato la carrozzeria con macchie di corrosione, mentre una colonia di topi si è nutrita di alcuni cablaggi e componenti all’interno del vano motore.
A scovare l’auto e a documentarne il recupero è stato il giornalista britannico Jonny Smith. Con l’aiuto di un meccanico, l’équipe ha iniziato i primi controlli direttamente sul posto. Prima verifica d’obbligo sulla cinghia di distribuzione, poi una ripulita alle candele e alla spazzola del distributore per verificare la presenza della scintilla d’accensione.
Consapevoli che la benzina rimasta nel serbatoio per quasi quarant’anni avrebbe compromesso tutto, i tecnici hanno bypassato l’impianto originario collegando una tanica esterna direttamente alla pompa meccanica dell’alimentazione.
Il quattro cilindri ha risposto alle sollecitazioni del motorino d’avviamento girando liberamente, ma senza purtroppo riuscire a prendere vita. A complicare il tentativo sono state la carica insufficiente della batteria (più che plausibile) e le masse elettriche ossidate dal tempo.