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La corsa dei data center AI passa anche dal geotermico, Critical Energy raccoglie 22 milioni
Critical Energy, startup attiva nelle turbine modulari per impianti geotermici, ha raccolto 19 milioni di dollari in un round seed e altri 3 milioni di dollari in venture debt da Silicon Valley Bank, portando il capitale iniziale complessivo a 22 milioni di dollari. La società ha comunicato a un approfondimento pubblicato da TechCrunch che userà i fondi per costruire il suo primo progetto da 2,5 megawatt.
Secondo quanto riportato, Critical Energy vuole risolvere un collo di bottiglia industriale: la disponibilità di turbine compatibili con nuovi impianti geotermici, in particolare mentre il settore tecnologico cerca fonti elettriche più stabili per sostenere l’espansione dell’infrastruttura cloud e AI.
Il round seed è stato guidato da Susa Ventures e Upfront Ventures, con la partecipazione di MaC Venture Capital, Susquehanna Sustainable Investments, Humba Ventures, Scribble Ventures e Underground Ventures. La struttura dell’operazione, con capitale equity e venture debt, indica una startup ancora in fase iniziale ma già orientata alla costruzione di asset fisici, non solo allo sviluppo software o alla ricerca di laboratorio.
Il primo impianto che utilizzerà le turbine di Critical Energy dovrebbe essere completato entro 2027 e installato in un sito geotermico esistente, descritto dalla società come simile a quelli presenti in Islanda o a The Geysers, nel Nord della California. Non si tratta quindi, stando al testo fonte, di una tecnologia pensata per restare confinata a un prototipo in laboratorio: la tappa dichiarata è un progetto operativo da 2,5 megawatt.
Il posizionamento commerciale è chiaro. Critical Energy non punta a trivellare direttamente né a diventare sviluppatore integrato di centrali, ma a fornire un componente industriale che potrebbe diventare scarso se il geotermico avanzato accelerasse. Il fondatore e CEO Spencer Jackson sostiene che molti progetti oggi specificano turbine di grandi dimensioni, con tempi di assemblaggio in sito che possono richiedere mesi o anni.
Jackson ha lavorato in SpaceX su Falcon Heavy, Starship e sul motore Raptor. Secondo TechCrunch, questa esperienza ha influenzato il modo in cui Critical Energy progetta la propria turbomacchina: componenti che, per geometria e lavorazioni, assomigliano più a parti di motori a razzo che a macchinari elettrici convenzionali.
La startup sta collaborando con officine meccaniche per produrre turbomacchine e altri componenti delle turbine, mentre acquista per ora altre parti già disponibili sul mercato. Jackson ha indicato che in futuro l’azienda potrebbe decidere di portare internamente alcune lavorazioni, in una logica simile a quella seguita da Tesla e SpaceX. Il punto, nella lettura industriale del progetto, non è solo l’efficienza della turbina, ma la possibilità di produrla in serie in fabbrica.
Il confronto con l’energia nucleare avanzata è parte della narrativa finanziaria del round. TechCrunch scrive che molte startup della fissione avanzata e della fusione puntano ai primi deployment commerciali all’inizio degli anni Trenta. Jackson sostiene invece che il geotermico possa arrivare prima, con l’obiettivo, da lui indicato, di arrivare in quattro o cinque anni a molti gigawatt annui.
Questa è una dichiarazione prospettica della società, non un dato di mercato già acquisito. Il piano di lungo periodo citato da Jackson è ancora più ambizioso: 300 gigawatt all’anno nel 2045. In un articolo business, il dato va letto per quello che è: un target imprenditoriale dichiarato dal fondatore, utile a capire la scala dell’ambizione, ma non equivalente a ordini firmati o capacità produttiva già installata.
La domanda potenziale arriva soprattutto dai data center. TechCrunch richiama un rapporto secondo cui il geotermico avanzato potrebbe alimentare quasi due terzi dei nuovi data center entro 2030; in un precedente articolo, la testata attribuiva questa stima a un’analisi citata sul geotermico avanzato del Rhodium Group. Per gli operatori cloud e AI, il