// TOM'S HARDWARE ITALIA — CRONACA
Una nuova causa porta la fabbrica Micron in tribunale per i PFAS
Due ricorrenti hanno avviato una nuova causa contro Micron, la contea di Onondaga e le autorità ambientali statali per i permessi concessi alla futura fabbrica di chip di Clay, nello Stato di New York. Al centro del contenzioso ci sono i potenziali scarichi di PFAS, sostanze chimiche estremamente persistenti utilizzate lungo la filiera produttiva dei semiconduttori.
La denuncia sostiene che le autorizzazioni per le emissioni atmosferiche e per le acque reflue rilasciate dal DEC di New York non contengano protezioni sufficienti. Secondo i ricorrenti, non si tratterebbe di semplici omissioni tecniche: i permessi rinvierebbero analisi, controlli, limiti e misure di mitigazione a studi o regolamenti futuri, quando il progetto dell'impianto di Clay risulta già autorizzato sotto questi profili.
Particolare attenzione viene riservata al permesso SPDES, il sistema statale che disciplina gli scarichi in acqua. L'autorizzazione consentirebbe di accettare e scaricare acque reflue industriali contenenti contaminanti emergenti identificati, composti PFAS inclusi, imponendo però soltanto il monitoraggio della loro presenza e concentrazione. La causa contesta l'assenza di limiti sostanziali e di specifiche misure di contenimento per tali sostanze.
I PFAS sono impiegati in numerose fasi della catena dei semiconduttori, rendendo la gestione di acqua e aria un elemento strutturale nella progettazione di una fab. La questione accompagna l'espansione della produzione tecnologica negli Stati Uniti, già visibile nella produzione statunitense delle prime GPU NVIDIA da parte di TSMC, e mostra quanto le infrastrutture ambientali siano legate alla capacità produttiva effettiva.
Il ricorso richiama inoltre la revisione condotta attraverso il SEQRA, la procedura ambientale dello Stato di New York. Gli effetti legati al rilascio di PFAS e di altre sostanze persistenti sarebbero già emersi durante tale esame, ma i ricorrenti sostengono che il DEC abbia comunque concesso le autorizzazioni ambientali senza completare la valutazione delle conseguenze e delle misure necessarie.
Gli stessi due ricorrenti avevano presentato nei mesi scorsi un'altra causa contro il progetto, sostenendo che non fosse stata rispettata la procedura statale di revisione ambientale. Micron ha successivamente chiesto al giudice di respingere quel ricorso, per il quale le discussioni orali restano programmate a fine agosto. Il nuovo procedimento, invece, non dispone ancora di una data per l'eventuale discussione.
La richiesta principale è l'annullamento dei due permessi relativi alle acque reflue e alle emissioni atmosferiche, oltre al rimborso dei costi sostenuti per la causa. Se accolta, obbligherebbe Micron a riportare il progetto davanti alle autorità ambientali, con la necessità di riesaminare controlli, limiti agli scarichi e misure di mitigazione prima di procedere con l'impianto.
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