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Pagare gli universitari per dormire potrebbe cambiare i loro voti
Osea Giuntella dell'Università di Pittsburgh, Silvia Saccardo della Carnegie Mellon University e Sally Sadoff della UC San Diego hanno sperimentato un sistema di piccoli pagamenti per aiutare gli universitari a dormire più a lungo. Lo studio, pubblicato sul Journal of Political Economy, indica che l'intervento ha migliorato sia il riposo sia i voti, con un costo inferiore a quello dei tradizionali programmi di incentivazione accademica.
L'esperimento randomizzato ha coinvolto più di 1.100 studenti negli Stati Uniti. All'inizio i partecipanti dormivano in media 6,6 ore per notte e soltanto il 43% raggiungeva la soglia raccomandata delle sette ore di sonno durante la settimana. Più dell'85% rimaneva sotto quella soglia almeno una notte scolastica ogni settimana, mentre circa uno studente su quattro andava abitualmente a letto dopo le due.
I partecipanti sono stati assegnati casualmente a gruppi differenti. Alcuni ricevevano promemoria personalizzati, un riscontro al mattino e pagamenti digitali immediati quando raggiungevano l'obiettivo, verificato tramite tracker Fitbit. La ricompensa era di circa 4,75 dollari a notte. Un'app sviluppata per la ricerca controllava la sincronizzazione dei dispositivi e permetteva di confrontare diverse combinazioni di incentivi, notifiche e feedback.
Il programma ha aumentato del 26% la quota di notti nelle quali gli studenti dormivano almeno sette ore. In termini assoluti, l'incremento medio durante la settimana è stato di circa 19 minuti in più per notte. Una volta terminati i pagamenti, è rimasto un guadagno più contenuto, pari a circa otto minuti, suggerendo la formazione di abitudini parzialmente persistenti ma non completamente indipendenti dagli incentivi.
Gli studenti inclusi nel programma hanno ottenuto fra 0,075 e 0,089 punti aggiuntivi nella media accademica del semestre, secondo il sistema di valutazione statunitense. Gli autori stimano un miglioramento compreso tra 0,10 e 0,11 deviazioni standard. Gli effetti maggiori hanno riguardato gli studenti del primo anno, che per la prima volta devono spesso organizzare autonomamente orari, studio e riposo, e sono risultati particolarmente evidenti nei corsi STEM e nelle lezioni intorno a mezzogiorno.
Il tempo complessivamente dedicato allo studio non è cambiato: i partecipanti hanno invece spostato parte del lavoro dalla tarda sera al mattino. Sono diventati più regolari negli orari e hanno ridotto l'uso notturno degli schermi, compresi video e navigazione sul web. Non sono emerse variazioni significative nell'attività fisica media o negli indicatori di salute mentale rilevati alla fine del semestre, anche se durante il trattamento gli studenti riferivano una migliore capacità di gestire lo stress.
L'assegnazione casuale rende più solido il collegamento causale tra il pacchetto di interventi e i risultati osservati, ma non consente di separare completamente l'effetto del sonno da quello di promemoria, feedback e ricompense. Inoltre, i dati provengono da universitari statunitensi e non dimostrano che lo stesso programma funzionerebbe con altre popolazioni, importi differenti o periodi più lunghi.
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