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Adobe porta l'AI agentica dentro Photoshop, Premiere e Firefly
Adobe ha annunciato una nuova espansione della propria AI agentica per i creativi, portando il suo creative agent dentro Firefly e nelle principali applicazioni Creative Cloud. L'obiettivo dichiarato è rendere l'assistente un livello operativo trasversale, capace di aiutare nella preparazione e nell'esecuzione di workflow complessi senza togliere al creativo il controllo finale su direzione, gusto e scelte editoriali o visive.
Il cuore dell'annuncio è Adobe Firefly, che si evolve come studio creativo AI all-in-one e amplia quanto già visto con la beta pubblica di Firefly AI Assistant. L'idea è semplice da descrivere ma ambiziosa da realizzare: l'utente indica il risultato che vuole ottenere e l'assistente orchestra più passaggi dietro le quinte, usando strumenti professionali di Adobe per passare dall'ideazione alla creazione e poi alla produzione.
Le nuove capacità di Firefly puntano soprattutto su creator, team marketing e professionisti che devono produrre contenuti in molti formati. L'assistente può generare un brand kit partendo da stile, nome e palette colore, trasformare foto prodotto in brevi video promozionali con illuminazione e motion coerenti, assemblare un primo montaggio con Quick Cut e costruire storyboard da cui generare sequenze video. Adobe parla anche di ricerche in linguaggio naturale sugli asset, preferenze di workflow memorizzabili nel tempo e strumenti di revisione collaborativa direttamente dentro Firefly.
La stessa logica arriva nelle app Creative Cloud. In Premiere, l'AI Assistant può aiutare a ordinare media, rinominare clip in batch, identificare domande nelle interviste, aggiungere marker o costruire una base di montaggio. In Photoshop, l'assistente può lavorare su operazioni come cambio dello sfondo, ridimensionamento degli asset e organizzazione dei livelli. In Illustrator, Adobe cita lavori di produzione multi-step, dalla creazione di file versionati da un foglio di calcolo ai controlli preflight; in InDesign, l'assistente può applicare aggiornamenti di brand a layout e materiali già esistenti. Anche Frame.io entra nella strategia, con funzioni pensate per organizzare asset di produzione, far emergere feedback tra revisioni e generare B-roll all'interno del progetto.
Adobe mantiene il messaggio su un punto sensibile: l'automazione deve alleggerire i compiti ripetitivi, non sostituire la responsabilità creativa. Nel Creators' Toolkit Report citato dall'azienda, il 75% dei creator intervistati considera l'AI creativa integrata o essenziale nel proprio lavoro, ma l'85% ritiene che la decisione creativa finale debba restare nelle mani della persona. È una cornice importante, perché colloca l'AI Assistant come strumento di orchestrazione e non come autore autonomo del risultato.
Un altro tassello riguarda il modo in cui Adobe vuole portare i suoi strumenti dove i creator lavorano già. Le funzioni creative dell'azienda sono disponibili o in arrivo su piattaforme come ChatGPT, Claude, Microsoft 365 Copilot, Gemini e Slack, così da ridurre il passaggio continuo tra ambienti di lavoro diversi. È una direzione coerente con altre iniziative recenti, inclusa la collaborazione tra Adobe e NVIDIA per portare l'AI creativa su RTX Spark, che conferma quanto la produzione assistita dall'intelligenza artificiale stia diventando un'area sempre più centrale per software, cloud e hardware.
Sul fronte disponibilità, le ultime funzioni di AI Assistant in Firefly sono accessibili in beta nell'app web Firefly. La nuova esperienza Firefly creative AI studio, con spazio unificato per generazione ed editing e funzioni come Elements e Projects, è invece in beta privata tramite waitlist. Gli assistenti AI per Premiere, Photoshop, Illustrator, Frame.io e InDesign sono in beta pubblica, mentre After Effects resta per ora in beta privata. Per Adobe è una mossa ampia: trasformare Creative Cloud da raccolta di strumenti verticali a ecosistema in cui l'assistente può muoversi tra applicazioni, contesto e asset mantenendo il