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PUNCH ha seguito una tempesta solare e il primo test promette bene
Il team della NASA che lavora alla missione PUNCH ha usato immagini continue di un'eruzione solare per prevederne l'arrivo vicino alla Terra con uno scarto di appena 30 minuti. Il risultato riguarda un primo test retrospettivo, ma indica che seguire l'evento lungo quasi tutto il tragitto potrebbe restringere nettamente i tempi di allerta per reti elettriche, satelliti e astronauti.
Le tempeste solari possono essere prodotte da una espulsione di massa coronale, cioè una gigantesca nube di materiale e campi magnetici scagliata dal Sole. Stimare quando questa struttura raggiungerà il nostro pianeta è uno dei compiti centrali della meteorologia spaziale: un preavviso più preciso consente agli operatori di preparare infrastrutture e veicoli spaziali potenzialmente esposti.
Lanciata nel 2025, la missione impiega quattro satelliti in orbita terrestre bassa per realizzare osservazioni tridimensionali e continue del Sistema solare interno. In precedenza, le espulsioni potevano essere osservate soltanto durante circa un quinto del viaggio tra il Sole e la Terra. Il campo visivo di PUNCH permette invece di seguirle quasi fino al nostro pianeta, ottenendo un'immagine ogni quattro minuti.
Per la prova, i ricercatori hanno analizzato una nube espulsa dal Sole alla fine di maggio 2025. Le immagini sono state inserite in un modello informatico che ha seguito il bordo anteriore della struttura, ricostruendone velocità, geometria ed evoluzione. Dopo dodici ore di osservazioni, il sistema ha stabilito che l'eruzione sarebbe arrivata otto ore più tardi.
La previsione ha raggiunto uno scarto di 30 minuti rispetto all'arrivo effettivo, una precisione circa dieci volte superiore alla finestra di cinque ore offerta dai metodi attualmente utilizzati. Il modello ha inoltre indicato quando la stima aveva smesso di oscillare in modo significativo, fornendo un possibile criterio per valutare la solidità della previsione prima di comunicarla agli operatori.
Il dato non rappresenta ancora una capacità operativa consolidata: deriva da un singolo evento, analizzato dopo che si era verificato, attraverso una procedura iniziale relativamente semplice. I risultati sono stati presentati a una riunione scientifica del Committee on Space Research e sono ancora in valutazione presso la rivista Space Weather. Serviranno quindi altri casi, modelli più raffinati e una verifica indipendente delle prestazioni.
Le osservazioni hanno anche mostrato che le nubi espulse dal Sole sono più irregolari e frammentate di quanto suggerissero i dati precedenti, oltre a continuare a trasformarsi durante il viaggio. Comprendere meglio il comportamento del plasma solare potrebbe migliorare sia le previsioni sia lo studio dei plasmi presenti nella galassia, comprese le regioni di formazione stellare difficili da osservare su piccola scala.
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