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ChatGPT vince sui racconti, ma l'umano resta preferito
I racconti generati da ChatGPT hanno ottenuto valutazioni superiori ai testi umani per qualità percepita e capacità di coinvolgere il lettore. Il giudizio, però, cambiava quando veniva dichiarata l’origine del racconto: presentare un testo come opera di una persona migliorava la sua valutazione, indipendentemente da chi o cosa lo avesse realmente prodotto. È il risultato centrale di tre esperimenti dedicati al riconoscimento e alla percezione della narrativa scritta con l’intelligenza artificiale.
Il lavoro, firmato da Sydney Sears e Deena Skolnick Weisberg, è stato pubblicato sulla rivista peer-reviewed Judgment and Decision Making. Nel primo studio ogni partecipante ha letto uno di sei racconti brevi: tre scritti da persone e tre generati con ChatGPT, abbinati sulla base di temi simili. I ricercatori hanno manipolato separatamente l’origine effettiva del testo e quella comunicata ai lettori, così da misurare l’effetto dell’etichetta senza confonderlo con le caratteristiche del racconto.
I testi prodotti da ChatGPT sono risultati mediamente più coinvolgenti e di qualità percepita superiore rispetto ai racconti umani selezionati per l’esperimento. Allo stesso tempo, qualsiasi racconto riceveva giudizi migliori quando veniva attribuito a un autore umano. La preferenza dichiarata dai partecipanti rifletteva quindi due fenomeni distinti: una valutazione positiva dei testi artificiali e un pregiudizio favorevole verso l’autorialità umana.
Gli altri due studi hanno coinvolto complessivamente 905 adulti, chiamati a confrontare racconti umani e artificiali e a stabilirne la provenienza. In uno dei test soltanto circa il 40% dei partecipanti ha identificato correttamente l’origine dei testi; nell’altro la percentuale è arrivata al 52%. Nel complesso, i risultati del gruppo non hanno fornito prove che i lettori sapessero distinguere con affidabilità le due categorie.
La capacità di riconoscimento risultava associata alla familiarità dichiarata con i sistemi di intelligenza artificiale. Chi sosteneva di conoscere meglio questi strumenti tendeva a individuare più accuratamente l’origine dei racconti. L’esperienza nella lettura di narrativa, invece, non mostrava la stessa correlazione: conoscere maggiormente romanzi e racconti non sembrava offrire un vantaggio equivalente nell’identificazione dei testi generati.
Il perimetro dello studio rimane circoscritto a un numero limitato di racconti brevi e ai testi scelti per questi esperimenti. I risultati non dimostrano quindi una superiorità generale dell’IA sugli scrittori umani, né possono essere estesi automaticamente alla produzione di romanzi o ad altre forme narrative. I materiali di ricerca pubblicati su OSF permettono di consultare più nel dettaglio metodo e stimoli impiegati dagli autori.
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