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Tutti li celebravano, poi sono finiti in galera: ecco i peggiori "Forbes under 30"
La celebre classifica Forbes 30 Under 30, pubblicata puntualmente alla fine di ogni anno, rappresenta da tempo il Sacro Graal per i giovani innovatori di tutto il mondo. La nota rivista economica seleziona e divide per settori strategici, come tecnologia, finanza, sanità e molti altri, i trenta imprenditori under 30 più promettenti dell'anno. Si tratta di figure che hanno ideato prodotti rivoluzionari o fondato aziende dall'enorme potenziale. In sintesi, è una vetrina dedicata ai cosiddetti "giovani geni" su cui il mercato dovrebbe puntare.
Essere inseriti in questa lista non è solo una questione di prestigio personale, ma si traduce in un vero e proprio passaporto per il successo. La menzione apre innumerevoli porte, attira l'attenzione dei grandi fondi di venture capital e garantisce una spinta finanziaria e mediatica non indifferente.
Tuttavia, come la cronaca recente ha ampiamente dimostrato, il confine tra un genio visionario e un abile truffatore può essere estremamente sottile. Alcuni di questi imprenditori, incoronati dalla stampa come i nuovi prodigi della Silicon Valley e della finanza globale, si sono rivelati in realtà degli spregiudicati criminali dal colletto bianco. Analizziamo le più grandi cantonate prese da Forbes, ripercorrendo le vicende di chi è passato dalle copertine patinate direttamente alle aule di tribunale e, in molti casi, dietro le sbarre.
Il caso forse più emblematico di questa deriva è quello di Sam Bankman-Fried, inserito da Forbes nella categoria finanza nel 2021. Figlio di due docenti di diritto della Stanford University e laureato al prestigioso MIT, Bankman-Fried si presentava al mondo con un'estetica trasandata, ben lontana dallo stereotipo del classico banchiere. Il suo biglietto da visita era l'altruismo efficace: sosteneva di voler accumulare un'immensa ricchezza con l'unico scopo di donarla in beneficenza per risolvere i grandi problemi dell'umanità.
Sotto questa nobile facciata, aveva costruito due entità colossali. La prima era FTX, una piattaforma di scambio di criptovalute cresciuta a ritmi vertiginosi fino a diventare una delle più grandi al mondo, con milioni di utenti e una valutazione stimata in decine di miliardi di dollari. La seconda era Alameda Research, una società di trading speculativo che operava sempre sui mercati digitali. Sulla carta, i due soggetti dovevano essere rigorosamente separati per evitare palesi conflitti di interesse.
La regola d'oro di ogni exchange impone che i fondi depositati dagli utenti rimangano al sicuro e sempre disponibili per un eventuale prelievo in valuta tradizionale (fiat). Su FTX, questa regola fondamentale veniva sistematicamente violata: i capitali dei clienti non rimanevano bloccati nei portafogli digitali, ma venivano drenati segretamente verso Alameda Research, che li utilizzava per scommesse finanziarie ad alto rischio, investimenti in startup e prestiti personali. A capo di Alameda c'era Caroline Ellison, anch'essa premiata da Forbes nella categoria finanza nel 2022, nonché ex compagna di Bankman-Fried; era lei a gestire le spericolate operazioni di mercato utilizzando il denaro sottratto agli utenti ignari.
Il castello di carte ha retto finché il mercato delle criptovalute è stato in fase rialzista. Nel 2022, con il crollo generale dei mercati, i fragili investimenti di Alameda sono andati in fumo, creando un buco di svariati miliardi di dollari. Spaventati dalle notizie di recessione, gli utenti di FTX hanno iniziato a richiedere in massa i propri fondi, innescando la classica corsa agli sportelli. È in quel momento che la frode è venuta alla luce: il denaro non c'era più.
Di fronte al disastro, le strade dei due ex partner si sono divise. Caroline Ellison ha scelto la via della collaborazione con la giustizia, ammettendo le proprie colpe e descrivendo minuziosamente lo schema fraudolento durante il processo. Sam Bankman-Fried ha invece tentato di difendersi fino all'ultimo, attribuendo il crollo a una serie di errori gesti