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One Night Only - Quando tutto è possibile - La recensione
I più giovani probabilmente lo ricorderanno come il regista del dittico dedicato a Peter Rabbit. Per qualcun altro, invece, è l'autore dell'infelice adattamento del musical Annie e di quell'Easy Girl che, nel 2010, portò all'attenzione del mondo il talento di Emma Stone. Negli ultimi anni, però, il nome di Will Gluck è direttamente associabile al genere della rom-com. Sua, infatti, la firma produttiva e registica in Tutti tranne te che, oltre ad aver rispolverato l'indimenticata Unwritten di Natasha Bedingfield, ha saputo unire il ritmo, la vivacità dialogica e l'impianto classico delle commedie degli equivoci con un'inedita ma già consumata coppia scenica dall'alchimia straripante come quella formata da Glen Powell e Sydney Sweeney.
Tre anni dopo, Gluck torna a seminare nel terreno narrativo della rom-com attraverso un concept che amplia i punti di forza di Tutti tranne te in un raggio d'azione molto più vasto; ovvero, One Night Only - Quando tutto è possibile, l'inaspettato punto di incontro postmoderno tra la lunga notte di Fuori Orario e l'eccezione alle regole di La notte del giudizio, che alla violenza gratuita e contestualizzata da un mondo distopico velatamente orwelliano, oppone una carica comico-romantica densa e travolgente che può dirsi altrettanto irriverente.
La storia è molto semplice: Allie (Monica Barbaro) e Owen (Callum Turner) sono due sconosciuti come tanti che vagano nella Grande Mela. Lei è una musicista sognatrice e sentimentale che a distanza di un anno continua a rimuginare su quel ragazzo all'apparenza perfetto che l'ha tristemente ghostata dopo un paio di appuntamenti, lui un pizzaiolo ottimista pronto a chiedere in moglie la sua fidanzata (Maya Hawke). Che sarebbe una splendida notizia, se non fosse che Owen ha proprio scelto il giorno sbagliato: ovvero quello in cui a New York è "permesso" il sesso occasionale.
Ecco, a tal proposito, c'è una cosa che bisogna rivelare per capire bene le regole del gioco di One Night Only. Nel suo mondo narrativo, infatti, i rapporti prematrimoniali non sono permessi per legge. C'è un unico giorno dell'anno, però, in cui per un periodo di dodici ore, dalle diciannove alle sette del mattino seguente (esattamente come in La notte del giudizio), ogni trasgressione è permessa e ogni inibizione lasciata libera di scorrere. Un po' per caso, un po' per fortuna, un po' per il destino calcolato dalla sceneggiatura firmata da Travis Braun, Allie e Owen si incontrano e si scontrano - letteralmente - rincorrendosi e allontanandosi tra passi falsi e imprevisti, persone sbagliate e tempismo accidentato.
Più dei riferimenti strutturali e delle suggestioni cinematografiche, c'è un rimando letterario "importante" che viene subito alla mente nel leggere di che sostanza è fatto One Night Only, e riguarda l'immortale 1984 di George Orwell. Con le dovute cautele, ovviamente, perché tra le maglie narrative del film non c'è né un Grande Fratello né sussistono riflessioni sul totalitarismo, sulla sorveglianza di massa e sulla repressione delle libertà. Non si parla di uno Stato autoritario ispirato ai regimi più sanguinosi della storia moderna, men che meno di una satira delle perversioni e degli abusi di tali ordinamenti; è una rom-com dai toni leggeri, quella confezionata da Gluck. Ma c'è un punto di contatto che riguarda il concetto di amore, perché in 1984 non solo il sesso è concepito a solo scopo procreativo, ma qualunque sentimento al di fuori dell'amore verso il Grande Fratello e il Partito viene scoraggiato, se non perfino annientato con ogni mezzo necessario.
"Quando fai l'amore, consumi energia. Dopo ti senti felice e te ne freghi di tutto il resto, e questo loro non possono permetterlo", diceva Orwell per bocca del suo Winston Smith. Gluck non arriva a tanto, ma nel raccontare di quell'unica notte di un prossimo futuro apparentemente assurda, in cui tutto è possibile e lecito perché il governo locale ha imposto così, non è commovente che abbia scelto il punto di vista di du