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La Nebulosa Tarantola perde energia, ora sappiamo come
Un gruppo di ricerca guidato da Jennifer Rodriguez della Ohio State University ha combinato osservazioni di quattro telescopi spaziali della NASA e ha individuato tre meccanismi che possono spiegare come la Nebulosa Tarantola perda gran parte dell'energia immessa dai venti delle sue stelle giovani e massicce. Il lavoro, pubblicato su The Astrophysical Journal, affronta un'anomalia precisa: nella regione c'è molto meno gas caldo capace di emettere raggi X di quanto gli astronomi si aspettassero.
Conosciuta anche come 30 Doradus, la nebulosa si trova nella Grande Nube di Magellano, una piccola galassia vicina alla Via Lattea distante circa 160.000 anni luce dalla Terra. Al suo interno, migliaia di stelle giovani occupano una complessa struttura di gas e polveri, simile a un reticolo, nella quale continuano a formarsi nuovi sistemi stellari.
La nuova immagine composita sovrappone osservazioni raccolte a diverse lunghezze d'onda. Il blu corrisponde ai raggi X rilevati dal Chandra X-ray Observatory: questa emissione permette di seguire il gas spazzato via dai venti stellari e riscaldato a milioni di gradi dalle onde d'urto. Il rosso rappresenta invece i dati infrarossi del James Webb Space Telescope, che mostrano stelle giovani e vaste riserve di polvere fredda.
Lo strato verde proviene da Hubble e rende visibile idrogeno più caldo rispetto al materiale osservato nell'infrarosso, oltre a singole stelle distinguibili attraverso la nebulosa. I ricercatori hanno integrato queste informazioni con quelle del telescopio Spitzer, ormai fuori servizio, ottenendo una ricostruzione più completa della distribuzione della materia e dell'energia.
Il primo canale individuato riguarda la fuga del gas: fino alla metà del materiale caldo potrebbe attraversare le pareti dei gusci di gas e polvere, uscendo dalla regione osservata. Una seconda parte dell'energia verrebbe sottratta dal rimescolamento tra il gas caldo e quello freddo vicino alle pareti, processo che riduce la temperatura complessiva e quindi anche l'intensità dell'emissione nei raggi X.
Il confronto con simulazioni numeriche suggerisce inoltre un terzo meccanismo, la conduzione termica. Quando il gas molto caldo entra in contatto diretto con quello più freddo dei gusci, il calore può passare da un materiale all'altro fino a ridurre la differenza di temperatura. Questo trasferimento non richiede necessariamente che le due componenti si mescolino completamente e potrebbe essere particolarmente efficace nelle zone più dense.
L'energia prodotta dalle stelle, dunque, non scompare: una parte lascia la nebulosa e un'altra viene redistribuita verso materiale più freddo, diventando meno evidente nelle osservazioni X. Secondo lo studio, l'azione congiunta dei tre processi offre una spiegazione coerente del deficit osservato, anche se saranno necessarie ulteriori analisi per determinare con precisione il contributo relativo di ciascun meccanismo.
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