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Eclissi e bande d'ombra: 184 anni senza una spiegazione
Circa sei minuti prima della totalità, George Biddell Airy vide il terreno attraversato da ondulazioni luminose. Accadde durante l'eclissi europea dell'8 luglio 1842 e il fenomeno osservato dall'astronomo è oggi conosciuto come bande d'ombra: deboli strisce chiare e scure che sembrano scorrere su terreno, pareti o altre superfici uniformi quando il Sole si è ridotto a una falce sottilissima.
Le bande compaiono normalmente negli istanti precedenti il secondo contatto di un'eclissi totale e subito dopo il terzo, per poi scomparire durante la totalità. Direzione, velocità, larghezza e contrasto cambiano da un'osservazione all'altra, mentre in alcune eclissi il fenomeno non viene rilevato affatto. Questa variabilità rende difficile costruire un modello capace di descriverlo in ogni circostanza.
Il resoconto di Airy fu conservato da George F. Chambers nel volume The Story of Eclipses, pubblicato nel 1902. L'eclissi del 1842 attraversò Spagna, Francia, Italia, Austria e altre regioni dell'Europa e dell'Asia, producendo numerose osservazioni astronomiche. Le ondulazioni annotate da Airy rappresentano quindi una delle testimonianze storiche più precise di un fenomeno già visibile a occhio nudo, purché si disponga di una superficie chiara sulla quale cercarlo.
L'ipotesi più condivisa chiama in causa masse d'aria con densità differenti. Le celle turbolente agirebbero come lenti irregolari, mettendo alternativamente a fuoco e fuori fuoco la luce della falce solare attraverso rifrazione e scintillazione. È un meccanismo affine a quello che fa scintillare le stelle. Una ricerca pubblicata nel 1972 e archiviata dalla NASA, basata sull'eclissi del 7 marzo 1970, trovò misure compatibili con la turbolenza atmosferica e con le variazioni di densità dell'aria.
I risultati più recenti hanno lasciato aperte alcune questioni. Durante l'eclissi dell'8 aprile 2024, Giana Deskevich e i suoi coautori hanno impiegato palloni, sensori a terra e un sensore aerotrasportato. Sopra lo strato limite atmosferico non è stato rilevato il segnale persistente di 4,5 Hz registrato da un esperimento del 2017. Le condizioni nuvolose hanno però limitato le misure al suolo, impedendo di considerare il test conclusivo.
Nel giugno 2026, un preprint di Branko Sretenović ha proposto un modello alternativo fondato sulla geometria del lembo solare e su fenomeni di interferenza. Il lavoro offre una possibile lettura delle differenze osservate tra un'eclissi e l'altra, ma non costituisce ancora una soluzione confermata sperimentalmente. Il confronto tra turbolenza, diffrazione e interferenza rimane quindi aperto.
L'eclissi del 12 agosto 2026 ha offerto una nuova occasione per cercare le bande lungo la fascia di totalità, che ha attraversato Groenlandia, Islanda e Spagna. Dall'Italia l'eclissi è risultata soltanto parziale, con le percentuali maggiori nel Nord-Ovest e in Sardegna, come mostrano le mappe di visibilità dell'INAF. Le bande d'ombra tipiche della totalità non erano generalmente attese nel territorio italiano.
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