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C'è chi vuole far resuscitare il BlackBerry nel 2026
La formula BlackBerry è tornata nelle mani degli utenti. Il 10 agosto 2026 almeno due finanziatori statunitensi hanno documentato la consegna di Unihertz Titan 2 Elite, smartphone Android 16 con 5G e tastiera QWERTY fisica. Tra loro c’era il backer numero 2602, in Tennessee. Non è un nuovo BlackBerry e non ne porta il marchio, ma riprende deliberatamente quel corpo corto e largo nel quale lo schermo condivide lo spazio con tasti veri, sempre pronti.
Le consegne sono il passaggio che trasforma Titan 2 Elite da progetto finanziato e provato in anteprima a prodotto realmente utilizzato dai suoi acquirenti. I prototipi erano già comparsi al Mobile World Congress, tra il 2 e il 5 marzo, mentre una prova completa di un’unità stampa era stata pubblicata il 4 luglio. Il fatto nuovo è che, dopo le notifiche di spedizione iniziate il 7 agosto, il telefono è arrivato ai finanziatori.
Le prime brevi valutazioni del 10 agosto descrivevano una tastiera ben costruita, un peso inferiore a quello di un Galaxy S22 Ultra e una scocca piuttosto spessa. L’11 agosto è arrivato un confronto d’uso più ampio con Titan 2: lo schermo e la maneggevolezza sono risultati migliori, la digitazione discreta e il 5G funzionante con una SIM AT&T. Sono emersi anche autonomia inferiore, maggiore riscaldamento e assenza di stabilizzazione ottica sulla fotocamera principale del modello base.
È proprio qui che si trova la risposta alla domanda più concreta: ha ancora senso uno smartphone con tastiera fisica nel 2026? Titan 2 Elite dimostra che la formula può funzionare con tecnologie attuali, ma non cancella i compromessi imposti dal formato. I tasti offrono un riferimento tattile e scorciatoie immediate; in cambio, lo spazio disponibile condiziona schermo, batteria e spessore.
Il Titan 2 Elite misura 117,8 × 75 × 10,4 mm e pesa 163 grammi. Davanti ospita un AMOLED da 4,03 pollici con risoluzione di 1080 × 1200 pixel, densità di 401 ppi e frequenza di 120 Hz. È un display moderno inserito in proporzioni insolite, determinate non da una scelta ornamentale ma dalla presenza permanente della QWERTY retroilluminata.
La tastiera è anche sensibile al tocco: permette di scorrere le pagine e spostare il cursore senza coprire lo schermo con le dita. Ai tasti dalla A alla Z si possono inoltre associare azioni differenti per la pressione breve e quella prolungata. È l’evoluzione più interessante dell’idea BlackBerry: non una replica dei vecchi pulsanti, ma una superficie di controllo integrata in Android 16.
La base tecnica comprende MediaTek Dimensity 7400, 12 GB di RAM LPDDR5 e 256 GB UFS 3.1. Lo slot ibrido accetta microSD fino a 2 TB, mentre la connettività comprende 5G ed eSIM. La dotazione fotografica abbina una principale da 50 MP, un teleobiettivo da 50 MP e una frontale da 32 MP. Nei test disponibili il dispositivo ha registrato 1061 punti Geekbench in single-core, 3292 in multi-core e 3038 nella prova GPU; i risultati 3DMark sono stati 3971 punti in Wild Life Overall e 7709 in Sling Shot.
La batteria al silicio-carbonio ha una capacità di 4.050 mAh e supporta la ricarica cablata a 33 W. Mancano sia la ricarica wireless sia il jack audio da 3,5 mm. Unihertz dichiara cinque anni di aggiornamenti e passaggi di versione fino ad Android 20: una promessa importante per un dispositivo di nicchia, soprattutto perché la longevità del software è parte essenziale del suo prezzo ufficiale di preordine, fissato a 489,99 dollari.
Per capire perché poche file di tasti possano ancora produrre una reazione così forte bisogna tornare al 19 gennaio 1999. Il primo apparecchio chiamato BlackBerry fu l’850, un cercapersone bidirezionale destinato alla posta elettronica mobile. Non era ancora uno smartphone vocale: rappresentava il risultato del lavoro iniziato da Research In Motion, fondata nel 1984 a Waterloo, in Ontario.
Il passaggio successivo arrivò il 4 marzo 2002 con BlackBerry 5810, dotato di connettività GSM/GPRS e funzioni telefoniche utilizzabili tramite auricolare. Tas