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Alzheimer, una chirurgia controversa ora affronta i test clinici
Gruppi clinici in diversi Paesi stanno avviando sperimentazioni controllate sulla anastomosi linfatico-venosa cervicale profonda, o dcLVA, una procedura proposta contro la malattia di Alzheimer. L'intervento collega minuscoli vasi linfatici del collo a vene vicine, creando una via che, almeno in teoria, dovrebbe facilitare il passaggio nel sangue dei fluidi e delle proteine di scarto provenienti dal cervello. I nuovi studi clinici controllati dovranno verificare se i miglioramenti descritti finora riflettano un reale effetto terapeutico.
La tecnica è stata impiegata per la prima volta contro l'Alzheimer nel 2020 su un uomo ultraottantenne. Un video diffuso con il consenso della famiglia lo mostrava inizialmente debilitato e, nei mesi successivi, molto più vigile, capace di conversare, camminare e ricordare una vecchia canzone. Il microschirurgo Qingping Xie, presidente del Qiushi Hospital di Hangzhou, descrisse il caso nel 2022 su una rivista in lingua cinese. Una singola osservazione, tuttavia, non permette di stabilire se sia stata la chirurgia a produrre il recupero.
L'interesse crebbe quando Wei Chen, chirurgo specializzato nel sistema linfatico presso la Cleveland Clinic, cominciò a presentare il filmato durante congressi internazionali. In Cina la dcLVA fu rapidamente adottata da centinaia di ospedali e richiesta da migliaia di famiglie, anche sulla spinta di testimonianze e campagne promozionali diffuse sui social network. Alcuni pazienti hanno pagato oltre 200.000 yuan, circa 30.000 dollari, nonostante mancassero confronti con gruppi di controllo e dati solidi sulla durata degli eventuali benefici.
Il razionale biologico deriva dalle ricerche sul drenaggio cerebrale. Nel 2015 fu identificata nelle membrane che circondano il cervello una rete di vasi linfatici; tre anni dopo, esperimenti sui topi mostrarono che comprometterla riduceva la rimozione della beta-amiloide e accelerava il declino cognitivo. Xie ipotizzò quindi che offrire ai fluidi una via di uscita più efficiente nel collo potesse migliorare anche la pulizia a monte. Gli esperimenti sugli animali sostengono la plausibilità del meccanismo, ma non dimostrano l'efficacia della procedura negli esseri umani.
Un altro elemento del quadro è il sistema glinfatico, una rete di canali pieni di fluido che corre accanto ai vasi sanguigni e contribuisce a trasportare i prodotti di scarto attraverso il tessuto cerebrale. Non si tratta di veri vasi linfatici, anche se i due sistemi sembrano collegati nel percorso complessivo di eliminazione. Rimane da chiarire se una connessione chirurgica realizzata nel collo possa aumentare abbastanza il flusso da modificare i processi neurodegenerativi già avviati.
La rapidità di alcuni recuperi mostrati nei video rappresenta inoltre un problema interpretativo. I cambiamenti osservati pochi giorni dopo l'intervento sono difficili da conciliare con un'ipotetica rimozione graduale degli accumuli proteici associati alla patologia. Senza valutazioni standardizzate, monitoraggio prolungato e gruppi di confronto, le testimonianze non forniscono prove causali. Proprio l'espansione della tecnica in assenza di evidenze robuste ha spinto le autorità cinesi a limitarne l'uso a contesti formali di ricerca clinica.
Le sperimentazioni dovranno misurare non soltanto memoria, linguaggio e autonomia, ma anche la sicurezza dell'operazione e la stabilità degli eventuali risultati. La dcLVA richiede una microchirurgia delicata in un'area attraversata da nervi e vasi importanti; tra i rischi chirurgici indicati dagli specialisti figurano infezioni, sanguinamenti e lesioni nervose. Il principio scientifico viene considerato biologicamente plausibile da alcuni ricercatori, ma efficacia, pazienti potenzialmente adatti e rapporto tra benefici e pericoli restano questioni aperte.
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