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Le farfalle australiane si spostano, ora sappiamo quanto
Il tassonomo Michael Braby, confrontando i dati custoditi dal CSIRO, nei musei e nelle piattaforme di osservazione naturalistica, ha identificato almeno 23 specie sedentarie di farfalle australiane per le quali le prove indicano un cambiamento dell'area di distribuzione. Gli spostamenti di areale sono avvenuti prevalentemente verso sud lungo la costa orientale, offrendo una misura concreta delle trasformazioni ecologiche degli ultimi decenni.
Una parte essenziale del lavoro proviene dall'Australian National Insect Collection, che conserva circa 2.000 cassetti di esemplari, alcuni raccolti più di un secolo fa. Le informazioni associate a ciascuna farfalla indicano dove e quando fu trovata. Integrate con letteratura scientifica, raccolte museali e fotografie caricate su iNaturalist e Butterflies Australia, permettono di confrontare la distribuzione storica con quella attuale.
Secondo la revisione di Braby, almeno 100 specie australiane avrebbero modificato la propria distribuzione negli ultimi 20-30 anni. Per un sottoinsieme di 23 specie sedentarie, le evidenze sono considerate particolarmente solide. Gli spostamenti misurati variano da 55 a 960 chilometri, con una media di 218 chilometri, equivalente a circa 10 chilometri all'anno. Questo valore descrive l'avanzamento dell'areale, non il viaggio compiuto da una singola farfalla.
Il caso più estremo riguarda Anthene lycaenoides, una piccola farfalla precedentemente osservata fino a Cannonvale, vicino ad Airlie Beach nel Queensland settentrionale. La specie risulta ora stabilmente presente nell'area di Brisbane, circa 960 chilometri più a sud rispetto al precedente limite conosciuto. La presenza di popolazioni consolidate distingue questa espansione da avvistamenti occasionali o individui trasportati fuori zona.
Braby suggerisce che il cambiamento climatico sia il principale motore di molte variazioni, ma i dati non consentono di attribuire ogni caso a una sola causa. Alcune farfalle potrebbero avere sfruttato piante ospiti introdotte o ornamentali, mentre altre potrebbero essersi insediate nella vegetazione ricresciuta dopo gli incendi. La scarsità di monitoraggi impedisce inoltre di stabilire se siano avvenute estinzioni locali nelle porzioni settentrionali degli areali.
Il ricercatore ha contribuito anche a uno studio globale pubblicato di recente su Nature Ecology and Evolution e coordinato da Shawan Chowdhury della Monash University. L'analisi ha rilevato cambiamenti nella distribuzione di 1.758 specie su circa 18.000, presenti in 105 Paesi e territori: quasi il 10% delle specie considerate. Gran parte delle variazioni è stata associata dai ricercatori al clima e agli eventi meteorologici estremi.
Le conclusioni richiedono comunque cautela. Le famiglie Nymphalidae e Lycaenidae sono colorate, riconoscibili e molto raccolte, quindi dispongono di registrazioni migliori rispetto alle specie meno appariscenti. L'assenza di osservazioni non dimostra automaticamente una scomparsa. Collezioni storiche e citizen science possono però aggiornare mappe ormai superate e individuare le aree nelle quali servono censimenti sistematici.
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