// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Giovani e lavoro: il report ILO lancia l'allarme IA
L’ingresso nel mercato del lavoro si è fatto leggermente più difficile per i giovani: nel 2025 il tasso mondiale di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto il 12,4%, contro il 12,3% dell’anno precedente. L’International Labour Organization stima 67,3 milioni di giovani disoccupati nel rapporto Employment and Social Trends 2026, pubblicato il 14 gennaio 2026. L’organizzazione include l’intelligenza artificiale tra i fattori capaci di condizionare le assunzioni, senza attribuirle direttamente l’aumento registrato.
Il dato sulla disoccupazione descrive soltanto una parte del problema. Circa 257 milioni di giovani, pari al 20% del totale, risultavano esclusi contemporaneamente dal lavoro, dall’istruzione e dalla formazione. Il divario tra economie resta ampio: il tasso NEET si fermava al 10,9% nei Paesi ad alto reddito, mentre raggiungeva il 27,9% in quelli a basso reddito. La distanza riguarda quindi sia la disponibilità di posti sia la possibilità di acquisire competenze spendibili.
Nel quadro tracciato dall’ILO, l’adozione dell’IA generativa potrebbe rendere più complesso soprattutto l’accesso ai primi impieghi qualificati. Le evidenze iniziali segnalano un’esposizione più marcata per i giovani e per alcuni professionisti IT con competenze avanzate. L’incertezza sui tempi e sulle modalità di introduzione dei sistemi di IA può inoltre spingere le aziende a rinviare nuove assunzioni o ampliamenti dell’organico, anche prima che l’automazione produca effetti misurabili sui posti esistenti.
L’ILO precisa però che l’IA generativa non ha ancora trasformato radicalmente i livelli occupazionali. Le analisi disponibili non prevedono la scomparsa automatica di intere professioni: l’impatto dipende dalle mansioni coinvolte, dal modo in cui gli strumenti vengono adottati e dalla capacità delle imprese di usarli per automatizzare, trasformare o potenziare il lavoro. Una specifica analisi dell’ILO sull’adozione dell’IA approfondisce proprio le differenze tra queste possibili evoluzioni.
Le previsioni generali restano relativamente stabili. Per il 2026 l’organizzazione indica un tasso di disoccupazione globale del 4,9%, equivalente a circa 186 milioni di persone. Una misura più ampia, che comprende anche chi vorrebbe lavorare ma non rientra nelle statistiche ufficiali sui disoccupati, porta però il divario occupazionale previsto vicino a 408 milioni. La stabilità del tasso principale convive quindi con una quota molto più estesa di lavoro potenziale inutilizzato.
Le misure indicate nel rapporto comprendono investimenti nelle competenze, sistemi di protezione sociale e un sostegno più efficace nella transizione tra scuola e lavoro. L’ILO chiede inoltre una governance dell’IA incentrata sulle persone, capace di accompagnare lavoratori e imprese durante l’adozione. Il rapporto non quantifica una perdita di posti causata direttamente dall’IA: segnala un rischio specifico per le opportunità iniziali e invita a intervenire prima che l’incertezza tecnologica restringa ulteriormente i canali di ingresso.
Aggiungi Tom's Hardware alle tue fonti preferite su Google